Allarme della Fiom: «La ripresa è lontana, ecco le crisi nascoste»

Non solo grandi imprese, in difficoltà molti marchi minori. Scaduta la cig alla Comefri, incognite per Dl radiators
Nella foto di archivio , un operaio metalmeccanico al lavoro. ANSA / GIORGIO BENVENUTI
Nella foto di archivio , un operaio metalmeccanico al lavoro. ANSA / GIORGIO BENVENUTI

UDINE. Anno ancora nero, il 2014, per il comparto metalmeccanico regionale. L’annunciata ripresa non c’è stata e a sentire il segretario di Fiom Fvg, Giampaolo Roccasalva, latiterà anche nel 2015. Sul campo sono rimaste molte aziende. Vittime di un mix letale fatto sì di crisi economica, ma anche di stretta creditizia e mancanza d’investimenti. Su quale sia stata la provincia più in sofferenza tra le quattro regionali, Roccasalva non ha dubbi: «Pordenone.

E’ lì – afferma - che le imprese metalmeccaniche hanno pagato di più, specie quelle operanti nell’indotto di Electrolux o in quello di un’altra realtà fortemente in crisi come il mobile. Chi è riuscito a restare a galla lo ha fatto ricorrendo agli ammortizzatori sociali e non di rado è arrivato ad esaurirli», dice ancora allarmato il leader di Fiom secondo il quale è proprio la fine degli strumenti di ammortizzazione la nuova emergenza.

Nell’arco di cinque anni le aziende possono chiedere infatti ammortizzatori per un massimo di 36 mesi e molte il plafond l’hanno ormai esaurito. Il nuovo quinquennio parte solo ad agosto 2015 ed è quella la nuova linea del Piave. L’imperativo? Resistere. Sapendo comunque che una volta raggiunto l’obiettivo la strada resterà in salita.

«Le aziende sono alle prese con una crisi finanziaria terrificante – afferma ancora il sindacalista -. Hanno poche risorse, le banche non concedono più fidi, vengono così meno gli investimenti e a ruota la competitività fino a quando non resta che la strada della chiusura. Un esempio? Mi vengono in mente, restando nella Destra Tagliamento, il Gruppo Sassoli che ha messo in liquidazione la sua azienda friulana, ma anche la Safop di Porcia, che si trova in concordato».

Nomi di grandi imprese che, è bene ricordare, non esauriscono la complessità del panorama produttivo regionale dove molte piccole e medie realtà hanno pagato e pagano la crisi senza che una riga d’inchiostro venga spesa. Eppure l’emorragia, sommati i tanti, troppi forfait, non è meno grave. Né in termini di Pil andato in fumo, né di competenze disperse, né ovviamente di posti di lavoro bruciati. Nel pordenonese, Electrolux resta un sorvegliato speciale. L’accordo firmato a maggio al ministero ha garantito a Porcia il mantenimento della produzione fino al 2017, ma è bene non dormire sugli allori e metter mano già da subito al progetto di reindustrializzazione del sito.

Saltando a sinistra del Tagliamento, la crisi non si può dire superata. Permangono infatti diverse situazioni di crisi, anche se di mosche bianche ce ne sono, così come colpi di scena. Vedi la messa in vendita di Dl radiators (gruppo De Longhi) che a Moimacco occupa 320 persone ed è in grado di produrre fino a 8 mila radiatori al giorno, una capacità tra le maggiori del settore, anche grazie a linee produttive completamente automatizzate tra le più moderne d’Europa. A decidere di avviare il processo di vendita del business radiators (che oltre a Moimacco conta su un’azienda a Fossalta di Piave) è stato durante la sua ultima seduta il Cda di DelClima che ritiene altamente probabile il completamento della cessione nel corso del prossimo esercizio. «Un vero fulmine a ciel sereno» per Roccasalva che spiega la decisione della proprietà di mettere l’azienda sul mercato con la «mancanza di utili».

Il 2015 dovrebbe essere l’anno della svolta per la Palini e Bertoli di San Giorgio di Norgaro. Forte di ulteriori 12 mesi di cassa integrazione per i suoi 128 dipendenti, l’azienda metterà in campo investimenti nell’ordine dei 45 milioni di euro per ripartire con la produzione in autunno. Ad aver esaurito tutti gli ammortizzatori è invece Comefri (Magnano in Riviera) che il 31 dicembre ha finito anche il periodo di solidarietà dopo aver usufruito della cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria. «Nel corso della ristrutturazione sono uscite circa 40 persone – fa sapere Roccasalva – ora bisognerà verificare se gli attuali carichi di produzione sono in grado di garantire tutti gli occupati».

Chiuso il secondo anno di Cigs anche ad Eurotech (Amaro), dove «il periodo di difficoltà, gestito con ammortizzatori, uscite incentivate e formazione, è ormai alle spalle – per il leader di Fiom - tanto che gli ultimi lavoratori sono rientrati». Per un’azienda che risale, un’altra continua invece a crescere. E’ il caso di Automotive Lighting a Tolmezzo, impresa del gruppo Magneti Marelli (Fiat) che produce fanali per auto di alta gamma. L’occupazione è ormai arrivata oltre le 800 unità, anche se il sindacato lamenta la presenza di troppi contratti interinali (circa 150) e l’assenza di relazioni sindacali. «Grazie alla diversificazione del prodotto l’azienda va bene – fa sapere Roccasalva – e ha già messo i ferri in acqua per effettuare nuovi investimenti».

Si parla di un capannone ad Amaro (l’ex Coopca?), dove far convivere magazzino e produzione con importanti risvolti in termini di nuova occupazione. Tiene anche Ferriere nord, specie la parte a caldo (leggi laminatoio e acciaieria): «Gli importanti investimenti realizzati gli anni scorsi sono stati una scelta vincente, oggi si dimostrano strategici sia sul forno che sui laminatoi». Ci sono poi vere e proprie mosche bianche. L’Hpf di Flagogna e la Lima di San Daniele (entrambe creature della famiglia Lualdi anche se la seconda è ormai governata dal fondo francese Axa), così come la Freud (gruppo Bosh) che si prepara a dar corpo, nel 2015, a investimenti per circa 3 milioni di euro.

Nel Goriziano, tralasciando Fincantieri «dove ci assicurano il lavoro c’è fino al 2020», afferma ancora Roccasalva, è la chiusura di De Rigo Refrigeration che ha tenuto impegnato il sindacato nelle ultime settimane. La firma dell’accordo di Cigs risale infatti proprio agli ultimi giorni del 2014. «Ora abbiamo poco più di un anno e mezzo per cercare di trovare una soluzione – conclude la sua panoramica il segretario -, sperando che si faccia avanti un imprenditore interessato a rilevare l’attività».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:lavoro

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto