Vendite crollate del 20%: «I giudici ci diano più tempo»

I saggi e il cda chiederanno la proroga dei termini per il piano di ristrutturazione. Alcune aziende interessate all’acquisto, ma si rischia l’effetto “spezzatino”

UDINE. La sabbia dentro la clessidra è scesa troppo in fretta a fronte dei tanti problemi che gli amministratori e in particolare i due saggi - consulenti esterni indicati dalla Regione - hanno dovuto affrontare per tenere la barra al centro di una nave, quella di CoopCa, che sta affrontando il mare in burrasca del default e della sfiducia da parte di soci e consumatori. Così la prima richiesta che verrà formulata al tribunale di Udine, immediatamente dopo le feste, è una proroga dei tempi di presentazione del piano di ristrutturazione del debito conseguente alla richiesta di concordato preventivo.

I giudici hanno dato 2 mesi di tempo agli amministratori, un termine che scade il 17 gennaio. «La proroga - afferma Gianfranco Verziagi, uno degli esperti che la Regione ha inviato ad Amaro per scavare nei conti della società - è indispensabile perché in queste settimane, oltre ad analizzare i conti, abbiamo dovuto fare in modo che la gestione potesse continuare e non è stato facile».

Come sono andate le vendite a dicembre?

«Non bene: rispetto al 2013 il calo è stato del 20 per cento, quando l’andamento degli altri competitor nel settore alimentare si attesta su una flessione di circa il 5 per cento. E’ un dato che denuncia malumore da parte della clientela e innesca in amministratori e dipendenti una evidente preoccupazione. Con questo andamento è chiaro che il bilancio ne risente in maniera consistente. Per questo abbiamo bisogno di più tempo per assestare la gestione, ridare fiducia ai consumatori e, parallelamente, cercare una via d’uscita dalla crisi».

Il tribunale immagino chiederà garanzie sulla possibilità di risanare i conti prima di poter concedere una proroga. Avete ricevuto offerte d’acquisto della cooperativa?

«Le dichiarazioni di interesse sono state numerose, sia da parte di grandi gruppi, sia da piccole società che, evidentemente, hanno chiesto di vederci chiaro sui conti della cooperativa. Stiamo completando l’analisi dei bilanci, fermo restando, per l’appunto, che siamo stati molto impegnati nel riattivare l’attività ordinaria che era di fatto bloccata».

C’è nelle dichiarazioni di interesse che avete ricevuto la volontà di acquisire l’intero blocco societario, oppure si rischia un’operazione “spezzatino” ovvero che i punti vendita vengano ceduti a più operatori?

«E’ ancora presto per dirlo proprio perché chi ha manifestato interesse in CoopCa vuole analizzare bene la situazione negozio per negozio. Sono state presentate offerte anche da piccole società interessate a un solo supermercato; altre aziende puntano alla presenza in un’area geografica piuttosto che in un’altra visto che CoopCa opera in Friuli e in Veneto. A noi interessa la salvaguardia, per quanto possibile, del valore della società che operazioni “spezzatino” rischiano di compromettere. E’ comunque positivo che offerte vengano formulate».

Si tratta di operatori solo del mondo cooperativo?

«No ci sono anche società di privati».

E’ plausibile un intervento finanziario da parte della Regione attraverso Friulia?

«Non lo so, dipende da tutti gli elementi che avremo a disposizione, dalla possibilità o meno di affiancare altre gestioni, dall’interlocuzione con le istituzioni pubbliche. E’ ancora presto per poterlo dire».

Cosa si sente di dire ai soci prestatori che si sono visti bloccare 26,5 milioni di euro di risparmi investiti in CoopCa?

«Teniamo in considerazione la situazione in cui versano queste famiglie anche perché è vero che c’era un limite di 30 mila euro per ogni prestito, ma spesso lo si superava aprendo più libretti intestati a diversi familiari. Il nostro lavoro è finalizzato a cercare di tutelare queste posizioni».

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