Caso stadio, ecco la difesa di Honsell

UDINE. «L’intenzione di tutti era di realizzare un ottimo lavoro. Una struttura d’eccellenza, capace di richiamare i tifosi allo stadio e di mettere a disposizione della cittadinanza intera un’opera fruibile anche per attività non strettamente legate all’aspetto calcistico. Per farlo, avevamo bisogno del migliore tecnico sul campo. E Marco Padrini era proprio quel che cercavamo».
A parlare è l’avvocato Maurizio Conti, ma testo e musica appartengono al sindaco Furio Honsell. Che, a pochi giorni dalla pubblicazione sul “Messaggero Veneto” delle motivazioni del gip Paolo Alessio Vernì sulla decisione di respingere la richiesta di archiviazione del pm nell’inchiesta sui lavori allo stadio, ha affidato al proprio legale il compito di riferire le proprie precisazioni sul caso.
L’inchiesta
Con la sua ordinanza, lo scorso ottobre, il giudice aveva rispedito gli atti in Procura, affinchè si potesse procedere a ulteriori approfondimenti. Il procedimento era quindi ripartito dall’acquisizione dell’ulteriore documentazione indicata dal magistrato e dal supplemento d’indagini affidato alla sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza.
Al centro della vicenda, le modalità di aggiudicazione dell’appalto per gli interventi al Friuli, avvenuto senza alcuna gara, e il successivo frazionamento dell’opera in lotti, da cui erano scaturite le ipotesi di reato di concorso in turbativa d’asta formulate a carico di Franco Soldati, presidente dell’Udinese calcio, e di Marco Padrini, responsabile unico del procedimento, e l’incarico di Rup assegnato a un dirigente del Comune (Padrini, appunto) e da cui era derivata invece l’accusa di abuso d’ufficio nei confronti del solo Honsell.
Il pm e il gip
A differenza del procuratore facente funzioni, Raffaele Tito, che aveva valorizzato la buona fede dell’operato svolto da tutti e tre gli indagati ed escluso l’integrazione di reati penali nelle rispettive condotte, tanto più in assenza di una concessione («Quel contratto - aveva rilevato - non trasferisce alla spa alcun potere pubblico e nessuna prerogativa»), al gip era parso difficile distinguere tra «interesse della collettività, interesse personale, quantomeno in senso politico elettorale, interesse della stazione appaltante e interesse della società beneficiaria».
La difesa: solo approfondimenti
Indispensabile e doverosa, di fronte a due tesi sostanzialmente differenti, la premessa che lo stesso gip, a un certo punto dell’ordinanza, sottolinea e che l’avvocato Conti tiene a evidenziare. «Si ribadisce - si legge - che ciò non equivale in alcun modo al riconoscimento di responsabilità penali. Vi è invece un’esigenza di adeguato approfondimento, in ragione di una serie di questioni che non consentono di escludere in questa sede possibili reati».
Ritenendo di cogliere dalla lettura delle carte diversi spunti investigativi, insomma, il giudice ha suggerito di non chiudere in maniera frettolosa il fascicolo e indicato la pista per ulteriori accertamenti. «Si tratta di una materia assai tecnica e complessa - ha osservato l’avvocato Conti, che nella vicenda assiste anche Soldati - e questo lascia spazio a varie interpretazioni».
Obiettivo: struttura d’eccellenza
Per approdare alle conclusioni che hanno stoppato l’archiviazione del procedimento, il gip si era lungamente soffermato sull’esame del tipo di contratto stipulato tra Comune e Udinese il 29 marzo 2013.
«La concessione del diritto di superficie sullo stadio, che lascia la proprietà dell’impianto in mano al Comune - ha affermato l’avvocato Conti -, è una figura molto innovativa sul piano giuridico e amministrativo italiano. Per studiarla e per trovare strade giuridicamente percorribili, il Comune ha profuso le sue migliori professionalità. E, in questo senso, Padrini è stato individuato e indicato come la persona più preparata per farlo».
Lo spirito del sindaco, insomma, era di consegnare alla città una struttura impeccabile da ogni punto di vista e adeguata alle esigenze di tutti, tifosi e non. Si è guardato attorno e si è chiesto: qual è il migliore tecnico di cui disponiamo in casa?
«La scelta non poteva che cadere su Padrini - conclude il legale -: con le sue competenze in materia di diritto pubblico e amministrativo e di gestione degli appalti pubblici, era l’uomo giusto per rivestire il ruolo di Rup».
Non per niente, poco dopo, a volerlo con sè era stata anche l’Udinese. Ecco perchè, qualche mese fa, il pm aveva proposto di chiuderla là.
«Il fine del sindaco - aveva scritto Tito sulla richiesta al gip - era chiaro: far di tutto e presto, purchè lo stadio si realizzi in breve e bene. Insomma, egli ha certamente esagerato, trasbordando dai suoi poteri, ma lo ha fatto per fini che riteneva corretti, nell’ottica di impedire lungaggini derivanti dalla scarsa conoscenza della norma in capo all’Udinese e non certo a fornire elementi per possibile conflitto d’interessi».
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