Tratta di cuccioli dall’Est, al via il processo

Tre associazioni si sono costituite parte civile contro i due emiliani accusati anche di maltrattamento

TARVISIO. “Lav onlus” di Roma, “Anpana” di Foggia e “Leal” di Cuneo: sono tre le associazioni scese in campo, per ottenere giustizia e risarcimento dai due presunti trafficanti di animali, che i carabinieri di Tarvisio avevano sorpreso e denunciato, il 17 novembre del 2012, con 62 cuccioli di cane stipati nel monovolume con il quale dall’Ungheria si stavano recando in Emilia Romagna. La costituzione di parte civile è stata formalizzata ieri, dai rispettivi legali, nel processo che ha preso il via davanti al giudice monocratico del tribunale di Udine, Laura Alcaro.

Le ipotesi di reato contestate a Daniele Giaroli, 37 anni, commerciante di Montecchio Emilia (Reggio Emilia), e a suo padre Ermete Giaroli, 68, pensionato di Bibbiano (Reggio Emilia) sono il concorso in maltrattamento di animali e il traffico illecito di animali da compagnia. Il figlio deve rispondere anche di falsità in scrittura privata, per avere formato un falso contrassegno assicurativo. In aula, per la pubblica accusa, il pm onorario Luca Spinazzè, e, per la difesa di entrambi gli imputati, l’avvocato Antonella Bassi, del foro di Tolmezzo.

Era stato un normale controllo della strada a portare i carabinieri a scoprire l’insolito “carico”. Padre e figlio erano stati bloccati in via Armando Diaz, a Tarvisio, alle 3.30. I cuccioli si trovavano nel vano bagagli del Voyager, ammassati in quattro gabbie di plastica, descritte come «piccole, sporche di feci e urine e senza cibo, nè acqua». Altri erano stati chiusi in uno scatolone di cartone e un’altra parte in un trasportino di plastica.

Per il pm Letizia Puppa, che aveva coordinato le indagini, i cagnolini, di varie razze, «erano stati sottoposti a fatiche insopportabili per le loro caratteristiche etologiche» ed erano stati trasportati «in condizioni incompatibili con le loro caratteristiche e tali da procurare loro grave stress». Si trattata per lo più di cuccioli con meno di tre mesi, ossia di cani «non sottoponibili alle vaccinazioni obbligatorie» e «fisicamente non pronti ad affrontare lunghi viaggi». L’accusa relativa al traffico illecito è collegata invece al fatto che i cuccioli erano stati introdotti «senza sistema di identificazione e la documentazione sanitaria attestante le prescritte vaccinazioni e l’età».

Il giudice ha rinviato le parti all’udienza del 14 aprile 2015, per iniziare a sentire i testi dell’accusa.

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