Ospedale, Gemona non vuole arrendersi

GEMONA. Gemona non si arrende e continua la sua battaglia a difesa dell’ospedale e ora, su invito del Coordinamento dei comitati, l’assemblea popolare ha votato con decisione il suo ordine del giorno per chiedere al Consiglio regionale di modificare la legge di riforma della sanità.
Lo ha fatto, in modo simbolico, a gran voce al termine dell’incontro organizzato lunedì sera al Glemonensis, ancora una volta gremito. Assieme a un pubblico di oltre 350 cittadini seduti in platea, erano presenti anche molti rappresentanti politici: i parlamentari Sandra Savino (Fi-Pdl) e Gianluigi Gigli (Scelta Civica), i consiglieri regionali Silvana Cremaschi (Pd), Vittorino Boem (Pd), Enio Agnola (Pd), Riccardo Riccardi (Fi), Roberto Novelli (Fi), Barbara Zilli (Ln), Roberto Revelant (Ar), Andrea Ussa (M5S) e Stefano Pustetto (Sel).
Di fronte a questo folto gruppo di partecipanti, i comitati hanno espresso tutte le loro perplessità commentando le riprese fatte la settimana scorsa all’Isis “D’Aronco” in occasione dell’incontro organizzato dal Pd: «Con il 1º gennaio - ha detto Monica Feregotto de “La Cicogna” - il San Michele perderà 51 posti letto. Noi vorremo che qualcuno ci spieghi».
Ma a preoccupare sempre di più è la perdita del Pronto soccorso, timori che si fanno ancora più forti rileggendo le notizie che riportano le lunghe attese a Udine commentate ieri sera da Mirko Ricci, del consorzio Conserva, che ha ricordato ai cittadini di segnalare eventuali disservizi all’indirizzo succedealsanmichele@gmail.com. «Se capiterà qualcosa - ha detto - riterremo chi ha fatto questa riforma responsabile».
Per Giuseppe Artale, del comitato San Michele, «la vita di una persona non può essere valutata soltanto in base a dei numeri. La lotta che esortiamo a fare alla nostra comunità è perché il territorio non venga spogliato, non solo dell’ospedale: da due anni una importante scuola come il “D’Aronco” non ha un dirigente, gli uffici finanziari sono stati spogliati. Dobbiamo salvare le poche cose che ci sono rimaste».
La consigliera regionale Silvana Cremaschi ha quindi provato a spiegare la riforma, fra brusii e lamentele che spesso l’hanno interrotta: «La sanità oggi è fatta di malattie degenerative che vanno curate - ha detto - e noi abbiamo deciso di investire il 51% delle risorse sulle cure domiciliari e il 5% sulla prevenzione. Il vero cambiamento, la vera sfida che vogliamo affrontare è quella di creare un gruppo di medici che potrà seguirvi 24 ore su 24 con l’ausilio di un medico di continuità assistenziale e un infermiere che potranno rispondere alle vostre esigenze.
La vera sfida è cambiare il modo di operare dei medici di base per creare dei distretti che avranno come riferimento 50 mila persone e 5 Aziende per 250-300 mila persone». Una grande sfida che Gemona non vuole affrontare così, per lo meno non senza il suo Pronto soccorso.
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