Sangalli minaccia di andarsene: Monfalcone ci vuole far chiudere

SAN GIORGIO. «A Monfalcone vogliono far chiudere lo scalo di Porto Nogaro: se così sarà noi, il giorno dopo, appenderemo fuori delle nostre fabbriche il cartello con scritto “chiuso”!». A lanciare l’allarme è Giacomo Sangalli, amministratore delegato dell’omonimo gruppo e presidente delle imprese insediate nella zona industriale Aussa Corno. Lo ha fatto incontrando le aziende ubicate nella Ziac e il commissario straordinario del consorzio, Matteo Rossini.
Sangalli ha ribadito (senza fare nomi) che «a Monfalcone qualcuno sostiene che sia pura follia investire a Porto Nogaro e vuole che le risorse destinate dalla Regione agli interventi di scavo del canale di accesso alla banchina Margreth vengano dirottate in quella realtà. «Lo ribadisco: il giorno dopo diversi di noi appenderanno fuori della fabbrica il cartello con scritto “chiuso”. Voglio sottolineare che il porto è strategico per far restare le aziende nell’Aussa Corno, per cui se si deciderà di destinare i fondi destinati alla portualità nogarese ad altri scopi, si sappia che diverse imprese saranno costrette a chiudere l’attività, con quel che ne consegue».
La sua azienda, la Vetreria Porto Nogaro, dovrebbe far arrivare la sabbia a Monfalcone e poi trasportarla nello stabilimento di San Giorgio di Nogaro, cosa che farebbe lievitare i costi. «Se devo - afferma - fare arrivare la sabbia a Monfalcone chiudo».
Dello stesso avviso sono le aziende siderurgiche (ma anche l’oleificio), oggi “costrette” a far giungere le bramme via gomma, ma che sperano fortemente che si arrivi a dragare il canale Corno, portandolo a meno 7.50 metri medio mare, quota del fondale che permetterebbe l’ingresso di navi di cabotaggio superiore a quello attuale e, quindi, far arrivare le bramme direttamente nell’impianto con un breve passaggio su ferro.
Il presidente delle imprese insediate afferma di aspettarsi una presa di posizione di Confindustria Udine sulle esternazioni di Monfalcone, e, comunque, auspica che lo scalo di Porto Nogaro possa avere «la massima attenzione della regione Friuli Venezia Giulia».
Ricordiamo che lo scalo di Porto Nogaro si avvale di due banchine: quella del Porto Vecchio di circa 400 metri con un pescaggio di 4.5 metri, da tempo in stand by, e la banchina Margreth, che comprende 36 ettari di piazzali portuali infrastrutturati, con raccordo ferroviario, magazzini coperti, aree di stoccaggio scoperto e stradale-ferroviario.
Allo stato attuale, le navi che gravitano su Porto Nogaro stazzano mediamente 3-4 mila tonnellate, ma oggi di queste navi ce ne sono poche in quanto per ragioni di economicità dei trasporti servono navi di maggiore tonnellaggio: con gli scavi si potranno far arrivare anche navi di 10-12 mila tonnellate di stazza.
Sulla questione dragaggi, è intervenuto anche Sandro Midolini, presidente della impresa Midolini che opera nello scalo di Porto Nogaro, il quale ha evidenziato che la Regione, nello specifico l’assessore alle Infrastrutture, Mariagrazia Santoro, si è impegnata a far partire il dragaggio del Corno nel gennaio 2015. Il progetto è in fase di ultimazione essendo un progetto ex novo sul quale si dovrà concordare la spesa con l’Ati, Associazione temporanea d’impresa (capofila la Vidoni) che aveva vinto il bando del precedente progetto.
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