Impianto a biomasse da trenta milioni

SAN GIORGIO DI NOGARO. Si accende un barlume di speranza per la zona industriale Aussa Corno: è stato presentato un progetto per la realizzazione di un impianto ecosostenibile di centrale a biomasse da 10 Mw, per un investimento da 30 milioni di euro. Ma l’aspetto di maggior interesse sarà che l'energia elettrica prodotta consentirà un abbattimento dei costi per le aziende del 15-20 per cento.
Il progetto, presentato dallo studio di ingegneri Giannelli e Rossit ad alcuni rappresentanti delle imprese insediate nella Ziac con il loro rappresentante Giacomo Sangalli, e al commissario del Consorzio Aussa Corno, Matteo Rossini, prevede la realizzazione dell'impianto in un’area già individuata del Feraul (Ziac) di 25 mila metri quadrati, la cui vendita darebbe una boccata di ossigeno al Consorzio dopo anni di difficoltà economiche: potrebbe essere il primo passo per il rilancio e il risanamento della pesante situazione debitoria.
Il nuovo impianto produrrà 72.000 Mw/h, con un risparmio utile netto di 20 milioni in dodici anni, oltre a dare occupazione a quindici persone. La realizzazione della centrale verrà finanziata in Equality da un Fondo investitor attraverso il General contractor (una sorta di finanziaria svizzera) e consegnata, chiavi in mano, alla newco company composta da aziende che aderiranno pro quota, diventandone così proprietarie.
Con l'adesione queste imprese potranno avere l'energia: il costo sarà di 23,3 euro al Mw/ora a fronte dei 150-155 euro attuali. Per l'entrata a regime sarà approntato un elettrodotto che sarà collegato alle utenze insediate che lo richiederanno. Va da sè che, per esempio, la Cimolai e i laminatoi, producendo energia in proprio, non saranno tra le aziende che fruiranno della produzione della centrale a biomasse.
Va da sè che l'investimento verrà attuato se ci saranno i presupposti, ovvero se ci saranno aziende che si impegneranno a compartecipare alla newco company. Da allora inizierà il cammino burocratico, partendo dal comune di San Giorgio, che dovrà dare una risposta in merito e poi si procederà con l'iter autorizzativo previsto. Come hanno spiegato il progettista Giannelli, la nuova centrale, che «brucia biomasse, non è un inceneritore: sarà un impianto a emissioni al di sotto dei limiti».
Infatti si bruceranno per il 30 per cento di biomasse agricole (rotoballe); per il 25 per cento i risultati delle lavorazione industriale; il resto, materiale proveniente dal sottobosco e di autoproduzione. Per autoproduzione, saranno utilizzate delle piante (vedi la paulonia) a crescita rapida che forniranno materia prima alla centrale.
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