Non lascia la carrozza off limits: multato

UDINE. Arriva a Udine in treno, da Milano, per motivi di lavoro. Ma il “benvenuto” è la segnalazione alla Polizia ferroviaria e una multa – non ancora quantificata – per il ritardo procurato sulla linea ferroviaria Mestre-Udine. È successo a un professionista lombardo, caduto dalle nuvole alla richiesta del capotreno di cambiare carrozza appena entrato in regione.
«Ho domandato spiegazioni, ma non ho ricevuto risposta. Mi è stato detto che era una “disposizione”. E quindi ho deciso di non cambiare posto», racconta. Ecco il primo caso segnalato delle “carrozze off limits” fra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Dal 21 luglio, come è noto, due carrozze sulla tratta Venezia-Trieste (sia per i convogli che transitano attraverso Portogruaro, sia per quelli che passano da Udine) diventano off limits appena il treno varca il confine regionale. Un caso unico in Italia.
Generato dalla richiesta del Veneto di accrescere il servizio. Richiesta che ovviamente Trenitalia soddisfa a fronte di un pagamento. Pagamento che a sua volta il Friuli Venezia Giulia non intende corrispondere. Ed ecco spiegato l’inghippo che impatta su 18 corse nell’arco delle 24 ore della linea ferroviaria in questione.
«Sono salito alla stazione di Mestre diretto a Udine a bordo di un regionale – racconta il professionista – e ho preso posto nella penultima carrozza del treno. Dopo poco è passato il controllore e mi ha informato che non sarei potuto rimanere su quella carrozza oltre la stazione di Sacile, sebbene la carrozza proseguisse fino a Udine. Quindi mi sarei dovuto spostare. Sorpreso, ho domandato spiegazioni. E il controllore, peraltro con piena cortesia, si è limitato a scusarsi ribadendo la “disposizione” dell’amministrazione. Senza specificare le ragioni».
L’uomo è rimasto di stucco. «Sono di regola ben disposto ad adoperarmi per aiutare il prossimo, anche quando è una mia controparte contrattuale, se questi mi dice che si trova in difficoltà. Ma nel caso specifico non me la sono sentita di aderire all’invito senza che mi si presentassero motivazioni di tale tenore».
Ma alla stazione di Pordenone salgono in carrozza due agenti della Polfer che ripetono le medesime domande del controllore al viaggiatore lombardo, ricevendo le medesime risposte. In tutto la conversazione dura 8 minuti. Otto minuti di ritardo accumulato dal treno che intanto resta fermo sul binario. Otto minuti che Trenitalia farà pagare al professionista per il disservizio creato.
«Ovviamente ho tutta l’intenzione di contestare quel verbale – assicura il protagonista della vicenda –. Non ho impedito in alcun modo la prosecuzione del viaggio del convoglio, è stata una scelta del macchinista o di chi per lui, o degli agenti di polizia, fermare il treno. In ogni caso, sono rimasto davvero stupito davanti alla richiesta del controllore prima e degli agenti poi. Tutti erano infastiditi dalla norma che sono chiamati a fare rispettare, anche perché ogni giorno sono costretti a ripetere la medesima manfrina. Si immagini se fosse successo a un turista straniero, come avrebbero potuto spiegare quello che stava accadendo? Non è certo un buon biglietto da visita per la regione».
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