Maltrattò i cani dei vicini, dal gup
MERETO DI TOMBA. Il proprietario dei tre cani maltrattati aveva deciso di rimettere la querela nei confronti del vicino di casa, ma il giudice ha deciso comunque di ordinare l’imputazione coatta dell’uomo, ritenendo le lesioni rilevate su uno degli animali ragione sufficiente a procedere d’ufficio. Il procedimento a carico di Fermino Michele Floreano, 34 anni, originario del Venezuela e residente a Mereto di Tomba, dunque, non va in archivio, come aveva invece chiesto il pm alla luce dell’accordo raggiunto tra le parti.
L’episodio che aveva spinto una coppia a sporgere denuncia ai carabinieri di Campoformido risale alla notte tra il 2 e il 3 settembre 2013. Erano circa le 4, quando Floreano era entrato nella loro proprietà, passando dal cancello principale e proseguendo verso la recinzione dei cani, tre meticci di sesso maschile. A quel punto, afferrato un legno o forse una bottiglia, li avrebbe picchiati, causando le ferite più gravi a quello dei tre chiamato Joyse. Non pago, avrebbe poi prelevato una cuccia e l’avrebbe distrutta in strada.
A riprova di quanto affermato, i denuncianti avevano portato ai carabinieri il messaggio che il vicino di casa aveva scritto in spagnolo e inviato loro via Facebook, per manifestare il proprio disagio verso i cani e confessare di averli aggrediti. Floreano era stato quindi indagato per le ipotesi di reato di maltrattamento di animali, «perchè per crudeltà, senza necessità alcuna, aggrediva, percuotendoli, tre cani», oltre che di danneggiamento e violazione di domicilio. Nel marzo di quest’anno, però, la coppia aveva deciso di tornare sui propri passi e ritirare la querela. Ragion per cui il pm Viviana Del Tedesco aveva formulato una richiesta di archiviazione.
Nell’udienza per la discussione dell’istanza avanzata dal pm e dal difensore, avvocato Giovanni De Nardo, il gip del tribunale di Udine, Roberto Venditti, ha ritenuto che l’oggettiva esistenza di lesioni evidenziate dal veterinario su uno dei cani, le dichiarazioni circostanziate rese dalla parte offesa e l’assenza di elementi in grado di smontare l’originaria ipotesi accusatoria imponessero il passaggio dell’indagato alla fase del giudizio. Le carte sono dunque tornate al pm per la formulazione della relativa imputazione.
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