Covid, focolaio a Casa Lucia, parla una operatrice: "Troppi errori, siamo allo stremo"

Tantissimi gli operatori che sono a casa positivi al virus: i pochi rimasti lavorano anche per quelli a casa ma non possono chiaramente riuscire a fare tutto come prima

PASIANO. Operatori allo stremo, disperati per non poter essere nelle condizioni di prestare agli anziani ospiti le migliori cure. Gli operatori di Casa Lucia – prima che delle loro condizioni di lavoro, turni lunghissimi che si susseguono senza giornate di pausa regolari e personale ridotto all’osso – piangono al pensiero della situazione in cui versano gli anziani.


Ormai il caso è scoppiato: tutti sanno che le condizioni della casa di riposo pasianese, sino a poco tempo fa fiore all’occhiello indiscusso per la qualità assistenziale, versa ora in grandissime difficoltà. Manca il personale. Sono tantissimi gli operatori che sono a casa positivi al Covid: i pochi rimasti lavorano anche per quelli a casa ma non possono chiaramente riuscire a fare tutto come prima. Nessuno vuole esporsi con nome e cognome, temono per il loro posto di lavoro, ma vogliono comunque raccontare quello che succede.


«Il primo problema è la pulizia di Casa Lucia – racconta un’operatrice –. Secondo noi c’è bisogno di una sanificazione completa, non basta la signora delle pulizie che quotidianamente passa il mocio. Occorre un’igienizzazione dell’intera struttura ma per farlo bisogna spostare gli anziani. Senza igienizzazione chiunque entra a Casa Lucia è destinato con molta probabilità a ammalarsi».


Secondo quanto riferito dalla sindacalista della Cisl Fp Daniela Antoniello attualmente «c’è una sola signora delle pulizie che lavora dalle 8 alle 20: se non si ammala di Covid si ammala per lo stress e la stanchezza». Gli operatori sono consapevoli che ci sono sicuramente stati degli errori all’inizio. «A fine novembre abbiamo avuto i primi casi di positività –, afferma l’operatrice –. Avevamo solo delle mascherine chirurgiche contate e per il resto ci siamo arrangiati con quello che avevamo. Inoltre si sarebbero forse dovute prendere delle misure particolari data l’emergenza per gli ospiti con l’Alzheimer che per la malattia fanno fatica a seguire le regole e a tenere una mascherina sul volto».


La carenza del personale si riflette sulla qualità dei servizi. «Se c’è un operatore solo per piano, è chiaro che non tutti gli ospiti riusciranno a mangiare il pasto caldo. Gli ultimi lo avranno per forza di cose freddo –, continua l’operatrice –, abbiamo chiesto tavolini per chi poteva prendere di pasti in autonomia. Non sono mai arrivati».
La maggior parte del personale è a casa, positiva al Covid. Chi rimane al lavoro alla sera chiama chi è a casa in lacrime per sfogarsi dello stress e della sofferenza accumulate durante la giornata. «Tutti sperano di guarire presto per essere di aiuto ai colleghi e agli ospiti – conclude l’operatrice –, è necessario però tornare al lavoro in sicurezza per noi stessi, le nostre famiglie e gli ospiti di Casa Lucia».
La situazione critica di Casa Lucia è scoppiata improvvisamente venerdì, quando sono state rese pubbliche le dimissioni del coordinatore del personale della cooperativa Adriano D’Auria che è stato poi collocato in ferie, anticipando così la sua uscita che sarebbe dovuta avvenire a fine anno.
Il cda di Casa Lucia è stato convocato per sabato pomeriggio. A chiedere la riunione Pietro Roman, il consigliere nominato dal sindaco di Pasiano.
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