L'Apu Udine travolge Scafati al Carnera: esordio da sogno con Valentine e Sisko protagonisti
I ragazzi di coach Vertemati dominano all'esordio in campionato chiudendo 87-63. Prova corale di difesa e attacco, Bendzius top scorer con 18 punti

Vince, dilaga, convince l’Apu contro Scafati alla prima di campionato. In un Carnera ribollente non c’è più partita già all’intervallo lungo con i campani sepolti da cinque triple di uno scatenato Valentine e la curva che canta “Vi vogliamo così” già a inizio quarto quarto.
Il primo quintetto dei Vertemati è Sisko, Valentine, Battle, Mobio McGlynn. Il play perde un pallone, non fai in tempo ad accorgertene che regala la prima schiacciata a McGlynn, ruba un pallone e piazza una tripla. Molto ruoterà attorno a lui. E alla difesa con la quale arriva la prima scappatella della partita: 14-4 dopo 7’. Difesa e contropiede, a costo di perdere qualche pallone di troppo. Fine primo quarto 19-11 con due triple di Bendzius.
Quando l’Apu comincia a gigioneggiare, sprecando almeno 5 azioni per provare a dare spettacolo, Vertemati alza le antenne e chiama time-out.
Valentine capisce al volo e va a prendersi scena e partita: piazza 17 punti con cinque triple che fanno tremare il Carnera, che per quanto stia in piedi per miracolo è sempre un monumento (alla miopia, perché si è sprecato un decennio per rifarlo come si deve).
C’è poi un giocatore che incide e non poco: Mobio. Difende per tre, porta un atletismo che questa squadra un anno fa non aveva. Quando Calzavara si trasforma in fede Brignone, salta i rivali come paletti e schiaccia a due mani con urlo sotto la curva il monumento vacilla e l’Apu impacchetta un quarto che chiude avanti 47-28 col quinto siluro di Denzell.
Entusiasmo a mille in un palazzo pieno, col bandierone carnico che in curva offusca la vista a parecchi che le triple di Valentine avrebbero voluto gustarsele meglio. Vabbè succede.
Scafati non può nulla, anche se l’unico fallo commesso nel quarto dice molto di una partita no.
Tutti i ragazzi di Vertemati danno un contributo, Cavallero con una stoppata, Bucarelli con la difesa, Spencer con la solita sostanza.
Quanti sono i meriti dei padroni di casa e i demeriti della neopromossa? Lo dirà il campionato nelle prossime settimane. Quando la squadra di Vertemati difende (e pure Valentine lo fa, eccome se lo fa se vuole) e può giocare in transizione però è efficace e bella da vedere.
Ha il merito Udine di filare dritto anche nel terzo e quarto, non abbassando mai l’intensità. È più facile farlo se hai un play così.
Ce n’era uno nelle minors trent’anni fa in Friuli, si chiamava Ruggero Peresson, è diventato poi un apprezzato segretario comunale. Lo chiamavano von Karajan, perché dirigeva le sue squadre come il celeberrimo Herbert. Ecco non si offenderà se lo sloveno lo chiamiamo così, benedetto pure dai lunghi che sa accendere al momento giusto, vedi triple soli soletti dell’ottimo McGlynn e di Bendzius.
Chi l’avrebbe mai detto? La partita diventa una lunga discesa verso il finale. I campani non reggono, vero hanno Johnson infortunato e Horton non ancora tesserato, ma fanno troppo poco per stare a galla. Sul finire del terzo quarto il trentello si concretizza, insomma non c’è partita, una roba così da quando l’Apu è tornata in serie A non si era mai vista.
È un piacere veder giocare i ragazzi di Vertemati, i 3.600 si godono un paio di quei tiretti dalla media su una gamba sola di Battle che a queste latitudini non si vedevamo da tempo.
E Bucarelli non si preoccupi, quei tiri sbagliati entreranno e la serie A se l’è già meritata per l’atteggiamento che mette in campo Il terzo quarto finisce 70-42, la partita 87-63 con 18 punti di Bendzius e 17 di Valentine e 15 di Battle.
Tuttavia sarà il caso di non cullarsi troppo sugli allori, il campionato sarà durissimo, una squadra come Trieste costruita last minute per poco vinceva a Milano, e per come ha giocato e vista la presunzione dei campioni d’Italia l’avrebbe pure meritato.
Lunedì a Desio, a casa di Cantù dell’ex Christon, squadra già nel mirino dei tifosi, sarà un’altra musica. Ma se inizi così’ sei a metà dell’opera.
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