Ramagli, idee chiare: «La Gsa già mi piace ed ecco l’identikit degli Usa che voglio»

«Udine? Qui si respira basket e si guarda al futuro» «Cerchiamo una guardia che penetri e un pivot atletico»
Udine 31 Maggio 2019 gsa Agenzia Petrussi foto Pregnolato
Udine 31 Maggio 2019 gsa Agenzia Petrussi foto Pregnolato



Inizia a prendere forma la Gsa di Alessandro Ramagli. Il tecnico livornese segue con attenzione l’evolversi del mercato ed è reduce da un’intensa due giorni udinese in cui ha partecipato a un meeting con lo staff tecnico, ha fatto il punto sulla campagna acquisti e pianificato nei dettagli la pre-season con la dirigenza bianconera (c’è da tenere conto della Supercoppa formato extralarge di settembre), ha incontrato il presidente Alessandro Pedone e ha visto all’opera l’under 15 Apu.

Una full immersion prima di recarsi a Venezia per un clinic, tanto per rimanere sul pezzo anche d’estate. Abbiamo intercettato Ramagli fra un impegno e l’altro per fare due chiacchiere sulla Gsa che sta nascendo e sui colpi ancora da mettere a segno.

Coach Ramagli, è trascorso un mese da quando ha firmato per l’Apu Gsa. Prime sensazioni sul nuovo ambiente?

«Udine non mi sembra il classico posto patinato dove c’è una tradizione e non si guarda all’innovazione. Questa è la fotografia più nitida che ho in mente. Qui si respira pallacanestro, ma senza restare legati al passato. Questo, a mio avviso, è un elemento accattivante, che rende tutto più dinamico: sono dell’idea che non si debba restare seduti su abitudini consolidate».

Ha già imparato qualche parola di friulano?

«Non ancora, devo studiarlo. Conosco il termine “mandi”, ma quello lo conoscono tutti».

Intanto la nuova Gsa si sta “friulanizzando”, con tre giocatori del territorio nel roster. Può essere una spinta in più per la squadra?

«La verità è che noi abbiamo cercato determinati giocatori, cercando di far combaciare le due cose. Siamo riusciti a trovare un giusto compromesso. Dal punto di vista del pubblico penso che la cosa possa avere un impatto, specie in un posto dove l’attaccamento al territorio è molto sentito».

Fino a poche settimane fa pensavate a una Gsa con Nikolic e la linea verde, poi avete dovuto cambiare i piani ed è arrivato Antonutti.

«Cambia molto. Il mercato degli italiani non è sconfinato. Su Stefan avremmo fatto volentieri un certo tipo di lavoro: il suo addio è stato un fulmine a ciel sereno. Parlai con lui, gli illustrai un progetto in tre punti e lui mi disse sì per tre volte, poi ha fatto un’altra scelta. A quel punto per sostituirlo abbiamo cercato il giocatore giusto, Michele Antonutti lo è. È un giocatore diverso, ma lo è».

A Udine ritrova Penna, da lei lanciato in A2 alla Virtus. Può essere l’anno della consacrazione?

«Lollo è un giocatore maturo. Dopo l’anno alla Virtus ha fatto una stagione da titolare a Imola e una da co-titolare qui alla Gsa. Non inganni il fatto che non sarà nello starting five: avrà un minutaggio significativo e responsabilità importanti. È presto per parlare di consacrazione, ma mi aspetto un Penna in grande spolvero».

Parliamo dei due americani che intendete prendere. Che profili ha in mente?

«Una guardia e un centro. La guardia dovrà essere un giocatore che aggiunge atletismo ed energia, anche dal punto di vista difensivo, a una squadra che ha qualità e conoscenza di gioco. Non aspettativi uno dal “trentello” facile, piuttosto uno con attitudine nell’uno contro uno. Se devo dividere il mondo fra tiratori e penetratori, allora dico che a noi serve uno che attacca il ferro. Il centro dovrà essere un “5” puro con caratteristiche adatte a questa categoria. Non un 2.13 dai piedi lenti, per capirci: lo voglio duttile, atletico e rimbalzista. Magari troviamo uno più bravo in post basso, oppure uno che gioca sia dentro che fuori dall’area. Se devo dividere il mondo in due fra tecnici e intensi, dico che ci serve uno intenso». —



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