Gasparotto: fidatevi, Froome è un grande

Froome, l’extraterrestre che ha dominato il Tour piegando gli avversari con accelerazioni in salita mai viste prima. Froome, l’uomo che viene dall’Africa e non può non far discutere, viste le classifiche del Tour degli ultimi 15 anni sconvolte dal doping. Enrico Gasparotto conosce bene Chris Froome. Parte proprio da qui il racconto della prima Grande Boucle del casarsese, all’esordio in Francia a 31 anni.
«Credetemi, Froome è davvero un fenomeno. Chris ha corso con me alla Barloworld nel 2008, già all’epoca aveva grandissime potenzialità. Rober Hunter, il capo di quella squadra, ci diceva sempre che in salita aveva numeri pazzeschi».
Su di lui mette la mano sul fuoco?
Quella la metto solo su genitori e fidanzata. E naturalmente su me stesso. Ma, sì, Chris vive da corridore 24 ore su 24, ha talento e una ferrea motivazione. Pesa i grammi della pasta, le gocce d’olio nella verdura. Programma tutto e ottiene risultati.
Siete amici?
Abbiamo un ottimo rapporto, abbiamo parlato spesso anche al Tour, pure domenica nella tappa dei Campi Elisi. Lui è il simbolo dei corridori della nuova generazione, gente che ormai arriva da tutto il mondo con una determinazione pazzesca.
Pantani prese Epo al Tour 1998...
Tredici anni fa c’erano delle regole, adesso ce ne sono altre: come si fa a giudicare una corsa di 15 anni fa?
Torniamo al Tour 2013, che voto si dà?
Buono, ma non ottimo. Volevo una tappa, ma alla Grande Boucle tutti vogliono vincere. Io ho già vinto corse importanti: non mi interessava andare in fuga prima della volata. Volevo “la” fuga. Al Tour di occasioni ce n’erano tre, ci ho provato è andata male.
Del resto nella prima ora di corsa andavate a 50 km/h prima che nascesse una fuga...
Pazzesco. Poi all’Astana siamo rimasti in 5 e abbiamo dovuto aiutare Fuglsang per la classifica.
L’emozione più grande?
Sul Ventoux sono salito da solo per godermi la folla, c’era quasi un milione di persone sulla strada quel giorno: fantastico.
L’Alpe d’Huez?
Stavo male, ma, quando a due km dalla vetta tra migliaia di bandiere ho visto l’aquila del Friuli, l’ho toccata e ho “visto” la luce.
Parigi?
Bello quando si scorge la torre Eiffel, meno quando si deve pedalare sul pavè dei Campi Elisi a 50 all’ora col sottosella infuocato da tre settimane di battaglie.
E adesso?
Sabato San Sebastian, poi tutte le corse del calendario Uci fino a Montreal il 15 settembre: se ne vinco una...».
Va al Mondiale...
«È il mio sogno, non l’ho mai corso, ma non mi illudo. Deciderà il ct Bettini».
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