Balotelli e Petrosyan un’amicizia nata grazie a calci e pugni

GORIZIA. La partita, lui, la guarderà in tv. Tra un mese deve difendere un titolo mondiale, meglio non disperdere energie in viaggi di piacere. Tuttavia, non ha dubbi. «Forza azzurri: faccio il tifo per la Nazionale, per il mio amico Balotelli. Spero che segni».
Firmato, Giorgio Petrosyan. Cioè il pluri-campione mondiale di kick-boxing. Non c’è dubbio: Italia-Armenia sarà anche la sua partita. Lui, infatti, è cresciuto nel Caucaso, ma si è formato nello Stivale, per il tricolore ha gareggiato, ha vinto ed è diventato amico di SuperMario. «Domani sera (oggi per chi legge, ndr) occhi solo per lui e per la nostra squadra – carica –: perché io mi sento italiano». Nonostante non abbia ancora la cittadinanza. Difficoltà a ottenerla. Esattamente com’è capitato all’asso del Milan.
Il legame. Gorizia, estremo est dell’Italia. Poco più sotto Trieste; a un tiro di schioppo Nova Gorica e, quindi, la Slovenia. Gorizia è la base di Giorgio Petrosyan. È arrivato dall’Armenia a 14 anni. Prima, viveva a Yerevan, la capitale dell’ex stato sovietico. «Sono emigrato per problemi familiari», spiega. Qui, nella palestra di via della Barca, dove lo incontriamo, ha lavorato per la sua carriera da kick-boxeur e qui ha costruito una parte importante del suo cammino, quella di uomo. Armenia e poi Italia, un filo unico. «Sì, sarà anche la mia gara – afferma il campione – sono le mie due nazioni. A Yerevan sono nato, ho passato la mia infanzia. E ogni tanto ci torno. Ma qui, in Italia, ho percorso la parte più importante della mia vita. Qui sono stato accolto, qui mi sono integrato».
L’amicizia. Fino a salire sul tetto del mondo. E, anche in virtù dei suoi successi, a conoscere Balotelli. È capitato nel suo ultimo incontro, lo scorsoaprile, all’Octagon di Milano. Mario è salito sul palco ed è nata l’amicizia. «Io gli ho regalato i miei guanti, lui la sua maglia – racconta –: da lì siamo diventati amici. Ci sentiamo spesso, c’è un bel rapporto». Già: Petrosyan è stato invitato più volte allo stadio da Balotelli. Prima volta, lo scorso maggio, per Catania-Milan. Poi a Verona, per la sfida con l’Hellas e i rossoneri. «A dire il vero, non sono un grande appassionato di calcio – spiega Petrosyan –: è più interessato lui alla kick-boxing. Sarebbe un buon combattente: ha un gran calcio, impara subito. Che tipo è? È un ragazzo buonissimo, umile, sincero. Mi sono subito trovato bene». Al suo fianco, c’è suo fratello, Armen, anche lui campione mondiale di kick-boxing. «Mario non è come sembra: è tranquillo – afferma – ciò che scrivono i giornali non è verità». Magari no, ma chi avrebbe il coraggio di contraddirlo?
Il Belpaese. Petrosyan e l’Italia, il legame c’è ed è forte. Manca l’ultima parte per renderlo completo: la cittadinanza. Giorgio è apolide, non ha neanche il passaporto armeno. «Rinnovo ogni due anni il permesso di soggiorno – racconta –: ma questa situazione dovrebbe finire presto. Dovrei diventare italiano per meriti sportivi. È quasi tutti pronto». In cinque mesi la pratica dovrebbe ultimarsi: d’altronde, Petrosyan combatte per i colori azzurri, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto la bandiera tricolore dopo l’ennesimo titolo iridato. «Ripeto: io mi sento italiano al cento per cento – chiude – per questo anche stavolta tiferò Italia». E ovviamente per il “fratello tricolore” Mario.
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