La Ferrari pensa positivo alle spalle della Mercedes
MONTECARLO. Nico Rosberg guida in casa e brucia tutti. Ma se la Mercedes prenota la pole, al Gp di Monaco la Ferrari rinnova segnali decisamente positivi: tra le chicane con vista yatch, la parata del Principe Alberto e consorte tutta in giallo in mezzo agli addetti ai lavori del Circus, la gente attaccata alle reti alla ricerca del vip perduto, lo show a Montecarlo è partito all’insegna delle monoposto tedesche. Il pilota figlio d’arte, che le strade di Monaco conosce bene abitando qui come molti altri suoi colleghi, si è mostrato il numero uno nel giro secco in tutte e due le tornate di prove libere: nelle prime chiudendo davanti ad Alonso, nelle seconde facendo ideale doppietta con il compagno di scuderia Lewis Hamilton, a distanza ravvicinata dalla coppia di ferraristi, con lo spagnolo terzo e Felipe Massa quarto.
Decisamente in ombra la Red Bull, con Sebastian Vettel solo nono e con qualche noia al kers. Certo è che se la Mercedes si conferma anche in qualifica la più veloce, partendo davanti a tutti, su una pista in cui i sorpassi sono praticamente banditi e le soste ridotte causa il minor deterioramento delle gomme, avrebbe la chance di fare propria la corsa monegasca. Cosa che non è successa nelle precedenti gare, dove la pole non ha portato al trionfo finale.
«La pole non è scontata – si nasconde Rosberg – ma certo mi sono sentito in perfetto agio sulla macchina. La direzione è quella giusta». Per la Ferrari i fattori si invertono: la F138 ideata da Simone Resta ha mostrato le sue grandi potenzialità, ma il tallone d’Achille è proprio la qualifica rispetto alla gara. «Noi lavoriamo complessivamente sia sul sabato che sulla domenica – spiega Resta – perchè certo non possiamo migliorarci in qualifica a scapito del passo gara».
«Sono contento perché siamo riusciti a completare il programma previsto: qui non è sempre facile perché può succedere di tutto – ha aggiunto Alonso –. Le sensazioni sono positive, ma scopriremo solo più avanti dove sono realmente tutti i nostri avversari perché anche qui fino alla pole nessuno spinge al cento per cento».
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