Pozzo lancia la sfida: ne faremo delle belle FOTO 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - VIDEO

UDINE. «Ne faremo ancora delle belle». Gianpaolo Pozzo strappa il boato più fragoroso ai seimila sotto l’arco dei Rizzi. Il patron non fa nomi, non parla di cessioni o arrivi, stavolta non cade nella trappola di un mercato ormai alle porte. La scenetta di Sanchez e Inler («Restate? Dipende da te!») fa parte ormai del libro dei ricordi. La promessa di Pozzo riguarda il complesso Udinese e lo dice al microfono del presentatore Michele Criscitiello sul palco allestito sul rettangolo dello stadio Friuli per festeggiare l'ennesima qualificazione europea.
Attorno tutta la squadra, lo staff, i dirigenti mentre quello che tutti chiamano presidente racconta la sua idea di Udinese: «I ragazzi hanno bisogno di calore. Insieme dobbiamo fare una grande squadra. E lo dico io che sono il primo tifoso dell’Udinese. Con lo stadio nuovo il primo passo verso questa nuova Udinese sarà fatto».
Ai piedi del palco c’è, prima di essere chiamato a testimoniare il proprio entusiasmo, il sindaco Honsell, nascosto nel passaggio che porta al terreno di gioco la scavatrice per il simbolico primo colpo di benna al terreno del Friuli, là dove i bianconeri hanno costruito i propri successi ed esaltato anche Pozzo.
«Mi sono veramente divertito, mi piace il calcio ma mi piacciono i risultati, le vittorie e in questi tre anni mi sono davvero divertito. I risultati mi hanno appagato. Sono soddisfatto perchè questo pubblico si merita tutto questo (applausone, ndr). Ne faremo ancora delle belle (boato, ndr)».
«Speriamo che campi cent’anni», commenta Totò Di Natale chiamato a integrare l’intervento fatto poco prima sul palco, quando aveva chiuso la sfilata celebrativa di tutta la squadra. Pozzo si mette a ridere, poi lo guarda con affetto quando Totò spiega: «Mi tratta come un figlio». Quindi lo ripaga con un attestato di stima: «É il giocatore più importante della storia dell’Udinese».
Numeri e risultati alla mano confermano queste parole e fanno coppia con il discorso che Di Natale aveva completato pochi minuti prima. «Al Friuli dico che faremo ancora un grande campionato insieme». Sì, Totò ha deciso: come avevamo anticipato ieri, il capitano ha già deciso, non lascia l’Udinese, onorerà l’anno che ha ancora sul contratto, un contratto che scade nel giugno del 2014.
«Ogni stagione è sempre più difficile – spiega Totò – , ma noi siamo una grande famiglia». Un altro segreto del “modello Udinese” è sul piatto, fumante mentre si avvicina l’ora di cena. Per le promesse, invece, c’è bisogno ancora di tempo: «Un gol nel nuovo stadio? Il presidente lo sa: adesso vado in vacanza, ma aggiungo una cosa. Io vorrei arrivare a 200 gol in serie A».
Ne mancano 24 per centrare l’obiettivo, nell’ultimo campionato ne ha fatti 23. La matematica dice che potrebbe farne ancora due Totò di stagioni al centro dell’attacco bianconero che aveva aperto con una frase a effetto, come le sue parabole vincenti: «Il più bello tra i gol di quest’anno non è mio, è di Pozzo che regalerà alla città uno stadio nuovo».
Accanto ai due c’è un altro pezzo della “triade”: «É il nostro Ferguson», esplode il paron con tre parole che hanno l’effetto di un mortaretto. «É il miglior allenatore che ho mai avuto, non si discute». «E il “pres” è una grande persona che mi ha stupito in questi ultimi mesi per la determinazione: questo stadio l’ha voluto lui, a tutti i costi». Se poi la colonna sonora che l’ha accolto in scena è «Simply the best» (semplicemente il migliore) allora l’apoteosi è davvero al culmine. Pozzo, Totò e il Guido sono già pronti a ripartire.
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