La tappa del Vajont ha risvegliato la memoria dell’intero Paese
“La tragedia che unì il Paese”, titolava ieri la Gazzetta dello Sport riferendosi alla tappa del Vajont. E ancora: “La tappa della memoria”, ricordavano vari testate e siti on line. È qui che il Giro d’Italia ha piazzato un traguardo quanto mai significativo, onorando le vittime del 1963 anche con la corona di fiori deposta dalla maglia rosa Nibali al cimitero di Fortogna, ed è qui che i media al seguito della carovana rosa hanno avuto modo non solo di rievocare una tragedia lacerante. “Il Vajont è un altro lutto fondante della Repubblica. Un orrore che unisce, che innesca gare di solidarietà prima che queste diventino contenitori tv del sabato sera, che la la commozione di un’Italia coesa come segno dominante, in tempi in cui a nessuno sarebbe venuto in mente di scrivere “forza Etna” sui piloni dell’autostrada. La corona di fiori deposta da Nibali al cimitero di Fortogna non rappresenta soltanto il Giro, ma l’Italia intera”, ha scritto la Gazzetta dello Sport.
Repubblica individua altri significati profondi. “Il ciclismo sarà anche uno sport maledetto, fatto a pezzi dagli imbroglioni, ma ci sono giorni in cui la sua forza emotiva e popolare non ha confronti. Giorni di memoria e partecipazione vera. Il Giro d’Italia che porta il traguardo sopra la diga del Vajont dimostra ancora una volta l’unicità del ciclismo. Nessun altro sport, infatti, entra in modo così fisico e diretto nel paesaggio e nel ricordo, nella geografia reale e in quella simbolica. Cinquant’anni di sofferenza per una comunità sono una cicatrice che non si rimargina. Ed è lo stesso quando il Giro attraversa i borghi del Friuli ferito dal terremoto, o la valle del Belice».
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