Il Montasio strega il Giro d'Italia FOTO 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 / I VIDEO

Nella tappa Cordenons-Altopiano trionfa il colombiano Uran Uran, Nibali conserva la maglia rosa. Folla ed entusiasmo
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SELLA NEVEA. Arriva da una terra di montagne, dall’altra parte dell’Atlantico, e a 27 anni ha trovato la vittoria più bella della sua giovane carriera nel cuore delle Alpi Giulie, che ieri hanno presentato al mondo la loro versione più bella. Montasio e Canin innevati e illuminati da un sole splendido, una folla stimata in quasi trentamila persone ha assistito alla vittoria del colombiano Uran Uran e, soprattutto, alla prima vera battaglia tra i big in questo Giro d’Italia. E in Friuli la maglia rosa Nibali ha messo un altro mattone per la vittoria della corsa.

La battaglia. É stata una tappa bellissima e gli ultimi sei km dopo Sella Nevea, hanno chiamato i grandi alla sfida. Poco prima di Sella Nevea la miccia l’ha accesa Rigoberto Uran Uran, seconda punta del Team Sky che aveva controllato la corsa dal mattino.

Quando tutti pensavano a una riscossa di capitan Wiggins, in ritardo rispetto a Nibali di 1’15”, invece, è partito Uran. Che ha fatto il vuoto. Praticamente un minuto di vantaggio prima del muro finale. Dove il gruppo dei migliori è letteralmente esploso.

Il primo a cedere è stato proprio Wiggins, poi ha cominciato a battere in testa il motore di Scarponi e di Gesink. La folla intorno, guardata a vista da centinaia di volontari, era in delirio. Uno, due, tre tornanti impazziti all’insù. Il piccolo Pozzovivo, uno scricciolo, ha tentato di inseguire Uran. Niente. Anche lui respinto dal muro del Montasio.

Statene certi, dopo il gran debutto di ieri, il Giro ci tornerà qui. Perché lo spettacolo è assicurato.

A due km dall’arrivo, ormai sull’altopiano, le pendenze si sono ammorbidite. Ha provato un altro colombiano, Betancur, a inseguire. Troppo tardi. Uran si è divorato gli ultimi metri. Un trionfo. Dietro Betancur, Nibali ha trovato la forza di scattare e prendersi anche 12” di abbuono. Evans è la sua ombra. Wiggins e Scarponi pagano quasi un minuto.

Nibali sul Montasio ha puntellato la sua maglia rosa. Ma ora dovrà guardarsi anche da questo ragazzo colombiano, che vive a Brescia. Ora è a 2’4”, Wiggins in zona: insomma le due punte di Sky non faranno dormire tranquillo Nibali, come Evans. Ma il siciliano dimostra di avere ancora una condizione eccellente. E salite come Bardonecchia, Galibier, val Martello e Tre Cime non gli fanno paura.

Pronti via. La tappa, però, non è stata solo il Montasio. Tutt’altro. Grande festa alla partenza di Cordenons, prime ore di corsa a “palla” (39 km/h), una fuga di 13 uomini che attraversa la pianura. Poi Tolmezzo, Paularo e l’altra grande sorpresa che il Friuli ha regalato a un pubblico mondiale: il Cason di Lanza.

Il più atteso. Lì, a metà salita, all’altezza di Casera Ramaz è arrivato l’attacco del corridore di casa, Franco Pellizotti. La maglia tricolore ha scollinato con 1’ di vantaggio sul gruppo, sempre tirato da Sky: voleva prendere parte alla fuga per tentare di attaccare la salita finale davanti. Ma in discesa ha preso male una curva ed è stato salvato solo da un prato amico. Nella discesa verso Chiusforte è stato risucchiato dai più forti, sul muro finale del Montasio si è staccato, ma ha onorato alla grande la tappa di casa.

Uran Uran, Nibali, ecco i vincitori della tappa del Montasio. Che ne ha un altro, quello che al Friuli importa di più: il pubblico.

Chi parla di un flop di presenze sulle strade, ci scusi, è meglio che segua un altro sport. Perché il Montasio e il Cason di Lanza non sono lo Zoncolan.

Primo: lo Zoncolan è una salita unica, durissima. Ma è raggiungibile da tre versanti. Il pubblico è più agevolato a salire in quota. Il Montasio ha solo una via d’accesso. Che ciclisti e spettatori a piedi hanno cominciato a prendere d’assalto ieri mattina presto.

Instancabile il lavoro dei volontari, centinaia i viaggi delle navette. Sì, il popolo del Montasio ha vinto ieri la tappa. Assieme a Nibali e Uran Uran. Il ragazzo venuto dalle Ande, ieri adottato dalle Giulie.

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