Anche Reja innamorato del ciclismo: sarò all’arrivo per tifare

A ottobre compirà 68 anni, ma Edy Reja è ancora un ragazzino. «In bici ci vado due-tre volte la settimana e a ogni uscita metto assieme dai 70 ai 100 chilometri». Mica male. Non c’è solo Francesco Guidolin, quindi, tra gli “ammalati” di bicicletta. «In più di una occasione sono partito da Tricesimo e sono arrivato fino a Sauris. Lo Zoncolan? Mi sono fermato a metà, per chi mi avete preso? Comunque è una salita che ormai è entrata nella storia: ci sono alcuni miei amici che arrivano da Campania, Lazio e Umbria per scalarla in biciletta. Io dico che è un po’ figlio di Cainero».
Quest’anno l’ormai mitica montagna friulana lascerà spazio alla salita che porterà sull’altopiano del Montasio. Reja confessa di non conoscerla molto, ma assicura che sarà presente al traguardo. «Mi piacerebbe fare un’escursione in macchina - sorride - da chiudere poi con una pausa in malga. Credo che quel giorno lassù la compagnia non mancherà». Già, ci sarà davvero un sacco di gente. Nonostante gli scandali doping, il ciclismo continua ad appassionare la gente che all’amore per la bici abbina quella per la natura come conferma lo stesso Reja: «La bravura di Cainero - spiega -, è stata quella di far conoscere le bellezze della Carnia. Abbiamo degli scenari straordinari che purtroppo non sappiamo vendere. E il concetto non si limita al Friuli, ma a tutta la nostra penisola. Siamo seduti su un pozzo d’oro e non ce ne rendiamo conto».
Le prime tappe hanno detto che il Giro non ha ancora un dominatore. «Io credo che alla fine la vittoria se la giocheranno Wiggins e Nibali. Il siciliano paga qualcosa a cronometro, ma spero e mi auguro che possa arrivare con la maglia a Brescia». Wiggins è reduce dalla vittoria dello scorso anno al Tour de France, basta e avanza partire con i favori del pronostico. «Però il Tour è una cosa, il Giro un’altra. Da noi, grazie alla varietà dei percorsi, la corsa è molto più difficile da controllare, non c’è niente di scontato e lo si è già visto in Calabria».
Dove ha vinto Paolini, prima volta al Giro all’età di 36 anni, e dove il povero Scarponi, a causa di una caduta, ha perso più di trenta secondi. «É stata una bella partenza, ma io attendo con ansia le tappe friulane. Sarà uno spettacolo da ricordare».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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