Gemona, l’amore oltre le macerie: la storia di Mariarosa e della figlia salvata dall’Orcolat
Sposi il 14 agosto 1976 dopo l'amputazione di una gamba e la lotta per difendere la vita in grembo: il sogno di ritrovare i quattro militari soccorritori di via Scugelars

Quando l’amore è più forte del terremoto. Si potrebbe sintetizzare così la storia di Mariarosa Copetti di Gemona del Friuli e Guido Simionato di Farra d’Isonzo, uniti in matrimonio il 14 agosto 1976. Avrebbero dovuto farlo il 27 maggio dello stesso anno, ma l’Orcolat frantumò quel sogno perché Mariarosa che sapeva di essere incinta da poche ore, restò intrappolata sotto il terrazzo della sua casa.
A fatica venne liberata dai vicini e con un piede sanguinante rimase in attesa dei soccorsi. La salvarono quattro militari che lei dalla scorsa primavera continua a cercare per ringraziarli. Se non fosse stato per loro, che all’alba del giorno dopo l’accompagnarono in fin di vita al Gervasutta a Udine dove subì l’amputazione di una gamba, oggi Mariarosa non festeggerebbe con Guido e Francesca, la figlia che portava in grembo quella notte, l’anniversario del suo matrimonio.

La storia di Mariarosa e Guido, nata nella discoteca “Al Lago” di Cavazzo Carnico, si consolidò sotto il peso della tragedia. «Ci siamo conosciuti a Cavazzo e la sera del 27 maggio 1976 avremmo dovuto tornare a ballare proprio lì», ricorda Mariarosa senza farsi sorprendere dalla commozione che alle volte provocano i ricordi. Lei non si commuove, guarda indietro con lo stesso coraggio che affrontò l’amputazione della gamba.
Lottò per dare alla luce la figlia che aveva difeso con tutte le sue forze tra le macerie, in via Scugelars a Gemona. Sorrise quando Guido, dopo una ricerca straziante, la trovò in quel letto d’ospedale. «Mio marito è sempre stato al mio fianco, mi ha aiutata tantissimo a uscire dal dramma che non pensavo di riuscire a superare».
Glielo ripeterà oggi pranzando con lui al ristorante “Al Ponte” a Gradisca d’Isonzo, lo stesso luogo dove 40 anni fa Mariarosa e Guido condivisero la loro felicità con gli invitati alla cerimonia: si giurarono amore eterno nella chiesa della Mainizza.
L’unico sogno che Mariarosa continua a tenere nel cassetto è trovare i suoi soccorritori: «In questi mesi sono stata contattata da diversi volontari dell’epoca, ma nessuno di loro intervenne in via Scugelars. Vorrei tanto poter ringraziare i quattro militari che mi hanno consentito di vivere la vita che volevo, non ho mai perso la speranza di poterlo fare».
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