Il "miracolo" di Majano: Maira, la neonata salva tra le macerie del condominio Udine
A soli 15 giorni di vita fu estratta illesa dal sesto piano dell'edificio crollato il 6 maggio 1976. Il ricordo di quel vagito tra le polveri e il riconoscimento in ospedale grazie a una fossetta sulla guancia.

«Quando ho visto alla televisione le immagini del terremoto di Amatrice, tutte quelle vittime, e quelle persone liberate sane e salve dalle macerie, ho rivissuto, come in un doloroso flash back, la mia storia. Mi sento vicino a tutti loro. Sono una di loro perchè sono stata e resterò una terremotata. È un marchio che mi porterò per tutta la vita, anche se sono passati 40 anni».
La voce di Maira Trevisan si blocca, quasi tremolante. Lei il sisma del ’76 in Friuli l’ha vissuto in prima persona. Se l’è fatto raccontare, dai suoi genitori – che oggi non ci sono più – perchè aveva solo 15 giorni. Il suo salvataggio «da quell’inferno di macerie», come lei stessa racconta, fu una sorta di miracolo.
«Quando capitano fatti del genere mi sento sempre coinvolta – dice –. So cosa vuol dire perdere tutto. Anche se io sono stata fortunata. Mi sento una miracolata».
Era la notte del 6 maggio e Maira abitava al sesto piano del condominio “Udine” a Majano, uno dei due stabili che crollò in paese causando centinaia di morti. Maira aveva solo quindici giorni.
Era nata il 21 aprile. I suoi erano tornati dal Venezuela dove erano emigrati e avevano deciso di prendere casa in quell’edificio, di recente costruzione. che poco dopo le 21 si accartocciò su stesso.
«Si piegò su un lato e fu la mia fortuna. Si salvarono solo le persone abitava nei piani alti. Gli altri purtroppo rimasero intrappolati sotto un mucchio di calcinacci. Fummo l’unica famiglia interamente sopravvissuta».
Ma da lì ebbe iniziò quello che per Maira fu una vera e propria odissea. A salvarla fu un ragazzo che all’epoca aveva 19 anni, Giorgio.
«Era arrivato lì per cercare un suo amico – racconta Maira –, ma lo trovò morto, abbracciato alla sua fidanzata. Giorgio allora abitava a Fagagna e quando partì per andare a Majano non immaginava di trovarsi davanti a un’ecatombe, perchè la parte collinare era stata meno colpita».
Fu proprio in quei tragici momenti che Giorgio sentì un vagito. «Non sapeva se fosse un cane oppure l’urlo disperato di una bambina». Quella vocina straziante, però, continuava. Giorgio cominciò allora a scavare alla disperata chiamando rinforzi.
E lì sotto le macerie trovò Maira, nella culla, a pancia in giù, nella stessa posizione in cui l’aveva lasciata la madre mettendola a dormire. Maira non si fece nulla. Non un graffio, nessuna ferita.
Il padre era riuscito a salvarsi uscendo da solo dalle macerie. La madre e la sorella furono estratte vive e portate a San Daniele, dove si ritrovarono nel letto d’ospedale a poca distanza l’una dall’altra.
Nell’inferno di quei momenti Giorgio con una bambina in braccio decise di portarla all’ospedale di Udine. Riuscì a trovare per strada un passaggio. Il padre di Maira, nel frattempo, cominciò la disperata ricerca della sua bambina. A Majano non risultava tra i morti.
Ma la voce di quel “miracolo” cominciava a circolare nel paese. «Mio padre era convinto che quella bambina salvata ero io. Si precipitò allora all’ospedale di Udine, ma tra tanti feriti e bambini che si trovavano ricoverati era difficile riconoscermi. Mi aiutò una fossetta sulla guancia. Mio padre mi vide, mi riconobbe e potè riabbracciarmi».
«Questa è la mia storia – conclude Maira Trevisan -. Avevo perso tutto. Avevo perso la mia casa. Ma avevo potuto riabbracciare la mia famiglia. E alla fine quella fu una storia di speranza e fiducia, di quelle che aiutarono il morale del popolo friulano».
«Oggi come allora, a quarant’anni distanza, a ogni terremoto, riprovo quelle strane emozioni. Io mi sento vicina a quelle persone che provano sulla loro pelle il sisma. Perchè sono e resterò una terremotata».
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