“In viaggio verso il Friuli incontrammo il terremoto”

La storia del Fogolar Furlan dal Tessin che raccolse i soldi per costruire un asilo a Tarcento. La sera del 6 maggio alcuni membri dell'associazione stavano tornando a casa quando sentirono la scossa.

 La storia del Fogolar Furlan dal Tessin sembra nascere per intrecciarsi a quella del terremoto 1976. Grazie ai soldi raccolti dall'associazione in Svizzera si riuscì persino a costruire un asilo nella frazione di Coia, a Tarcento.

Bisogna andare con ordine. Il Fogolar ticinese nacque nel 1973, per raccogliere i migranti friulani del Canton Ticino, ma iniziò la sua opera pubblica più tardi, facendosi conoscere nell'aprile del 1976 con una settimana folcloristica organizzata a Locarno.

«Il caso volle che il 6 maggio - racconta Silvano Cella, presidente dell'associazione - io, mia moglie e un altro membro del Fogolar fossimo in viaggio verso il Friuli per portare della documentazione dell'associazione. All'altezza di Brescia la macchina cominciò a ballare, accendemmo la radio e rimanemmo di sasso: una scossa di terremoto a casa nostra, in Friuli».

L'arrivo alle porte di Udine fu sconvolgente. L'ansia per la sorte dei propri cari e lo scenario di caos al casello con i mezzi di soccorso a ululare impazziti. «Tra mille raccomandazioni un carabiniere si rassegnò a farci passare - continua Cella - ma giunti a Buja un anziano con una torcia ci fermò. Impossibile passare, si camminava sui tetti. Io e mia moglie decidemmo di proseguire per Paularo. Dovevo andare a casa. Mia madre non era dentro ma la trovai nel campo di granturco, abbracciata a un nipote».

Ritrovati i suoi e tirato un sospiro di sollievo, Cella racconta che preparò una polenta, che finì per radunare molti vicini per un momento di conforto. «Quella notte non si può dire che dormimmo - rammenta Cella -, piuttosto vegliammo l'Orcolat».

La mattina dopo c'era tantissimo da fare e poca chiarezza sul come farlo. «A Venzone tirammo fuori un ragazzino dalle macerie, Moreno, che aveva perso tutta la famiglia. Si era salvato sotto una poltrona ribaltata con il suo cucciolo» aggiunge Cella.

I membri del Fogolar accorsi come volontari però capirono che le sole braccia non bastavano, occorreva fare di più. Cella fu mandato nel Canton Ticino, a raccogliere vestiti, utensili e fondi. Qualche giorno dopo partirono da Locarno due camion a rimorchio pieni di beni materiali per i terremotati e molti membri del Fogolar vollero scortare il carico con le loro macchine fino a destinazione.

In Ticino aprirono un conto corrente per raccogliere i soldi per il Friuli disastrato. L'adesione fu entusiasta, tanto che si riuscì a costruire l'asilo a Coia. A Subit invece, un gruppo di svizzeri denominato 'Corpo intervento catastrofi', si prese l'incarico di ricostruire il paese.Cella è molto orgoglioso della risposta della sua patria adottiva:«Portarono gru e altri macchinari, persino i capocantiere erano svizzeri. A Subit la gente poté tornare a casa sua».

Il legame degli esuli con la patria non si è spento e dura ancora .I membri del Fogolar torneranno sui luoghi dell'Orcolat il 6 maggio, per rinnovare quel legame tra friulani «che basta guardarsi negli occhi e si capisce tutto».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto