Il ricordo degli universitari friulani a Padova: «Partimmo con la morte nel cuore»

Un gruppo di fuorisede in Veneto decise di tornare subito per dare una mano. Per Anna Laura: «Fu una prova collettiva di commovente solidarietà»

Il 6 maggio 1976 il terremoto del Friuli si fece sentire in tutto il nord Italia. Quella sera, la monfalconese Anna Laura Covaz e il suo fidanzato, lui era di Grado, si erano dati appuntamento a Padova insieme ad altri amici. Erano studenti universitari, tutti emigrati da città e paesi del Friuli Venezia Giulia .

Quando la terrà cominciò a tremare si precipitarono fuori dall'appartamento in pochi istanti. In strada Anna Laura ricorda come l'insegna luminosa di un distributore si muovesse con una tale forza, da sembrarle certo che sarebbe venuta giù.

Si radunarono nella casa del fidanzato e qui da una radio a transistor iniziarono a serntire le notizie che arrivavano dalla zona disastrata. «Terremoto nelle vicinanze di Udine, ci sono danni e alcune vittime». Informazioni vaghe ma preoccupanti.

Ancora un sobbalzo nel cuore di quei ragazzi: la calma ritrovata si tramutò in angoscia per la propria terra, per i propri cari. Passarono la notte all’aperto, seduti intorno alla radio ad ascoltare le notizie via via sempre più tragiche che arrivavano dal Friuli.

«Danni incalcolabili a Venzone, Gemona, Magnano in Riviera, Pontebba». Le orecchie rimasero incollate alla radio anche l'indomani sul treno che li avrebbe portati a casa. «Avevamo deciso di tornare per dare il nostro contributo alla nostra gente», racconta Anna Laura.

A Monfalcone il comune aveva organizzato i primi soccorsi per fronteggiare l’emergenza. Anna Laura selezionava gli indumenti destinati alle aree più colpite. La ricorda come una prova collettiva di commovente solidarietà.

 

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