«Efficienza e onestà, ecco il modello Friuli»

UDINE. Un Friuli d’avanguardia. Una comunità che si è saldata e, unita, ha ripreso a vivere. Quarant’anni dopo il Friuli è un modello da emulare. Quell’esempio è risuonato a Roma, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio dov’è stato presentato in anteprima il documentario “Resurî 1976-2016”.
Perché, per dirla con le parole della presidente della Regione Debora Serracchiani, nella catastrofe del sisma «il Friuli diede l’esempio di come un popolo civile e determinato, sostenuto dallo Stato ma posto nelle condizioni di esercitare i margini della propria autonomia, possa prima superare la prova della ricostruzione, e poi vincere la sfida della modernizzazione avanzata, senza lasciare ombre o macchie di speculazione o malaffare».
L’omaggio al Friuli è arrivato dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, e da numerose autorità, oltre ad aver raccolto i vertici della Fvg, dal numero uno del Consiglio Franco Iacop all’intera giunta regionale e a diversi consiglieri.
Con loro anche alcuni protagonisti d’allora, come Giuseppe Zamberletti, che fu commissario straordinario per il terremoto, e Diego Carpenedo, ex senatore, consigliere e assessore regionale all’epoca della ricostruzione, ma anche la presidente della Rai Monica Maggioni e molte autorità diplomatiche, da Slovenia, Canada, Svizzera. Nessun dubbio sul ruolo del Friuli e sulla capacità dei friulani di rialzarsi.
“Resurî” è stato realizzato dalle Produzioni televisive dell’Agenzia Regione Cronache del Fvg, in collaborazione con la sede regionale della Rai e il contributo di Rai Teche. Le immagini e le parole di allora hanno scosso la platea, mescolando fotogrammi di dolore e speranza, di dramma e fermezza nel voler rimettersi in piedi. «Mai molà» dicono i friulani, quei furlans che si rimboccarono le maniche, si ascolta dalle parole dell’allora Capo dello Stato Sandro Pertini.
La proiezione ha aperto le iniziative per il 40º del terremoto, che venerdì porterà in Friuli anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e che vedrà l’intitolazione dell’auditorium di Udine della Regione a Antonio Comelli.
A Serracchiani il compito di cogliere le sfumature politiche. «Rinascita e identità: furono questi gli elementi attorno ai quali ritrovarsi con una classe dirigente unita, coraggiosa, che, al di là delle appartenenze politiche – ha aggiunto Serracchiani –, seppe utilizzare al meglio gli strumenti dell’autonomia. Ricordare questo è importante e diventa una risposta a quanti sostengono che la Specialità rappresenti una sorta di privilegio anacronistico. Lo Statuto speciale si difende con i fatti, quarant’anni fa come oggi».
Nel documentario vengono riproposte interviste dell’epoca, ma soprattutto si vede quell’unità di intenti che portò a condividere la ricostruzione secondo lo schema “prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese”. «Spero che il documentario “giri” – è l’auspicio di Boldrini –, vada nelle scuole e faccia capire ai giovani che dalle tragedie ci si può riprendere e si può ricostruire un luogo anche se è stato demolito dalla natura. “Resurî” dimostra quanto la sinergia tra le persone, le istituzioni, i militari e i volontari abbia dato risultati straordinari.
Sono veramente impressionata dal livello di ricostruzione autentica che fu attuata, usando gli stessi materiali delle chiese e dei palazzi che erano stati demoliti. Questo è un esempio per il Paese e dimostra che non c’è bisogno di spostare le popolazioni per fare una buona ricostruzione», ha concluso Boldrini.
Un lungo applauso ha salutato la “prima” del documentario, immagini che toccano le corde profonde del sentimento, senza enfasi o false retoriche, come ha rilevato Iacop. Con orgoglio è stato mostrato il “modello Friuli”, «fatto di tradizione, identità e pluralità, apertura, responsabilità individuale e collettiva, autonomia», come ha sottolineato Serracchiani. Una ricostruzione «dov’era e com’era» – una delle frasi simbolo del post-terremoto – che ha segnato il Friuli e l’intera comunità, impegnata a lavorare, a immaginare di poter avere davvero un futuro. Un avvenire cui i friulani hanno guardato con coraggio, rimboccandosi le maniche, distrutti ma fieri. Ecco l’esempio del Friuli.
annabuttazzoni
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