Tempesta politica su Tajani dopo la sentenza Regeni: le opposizioni unite ne chiedono le dimissioni

Il vicepremier e ministro degli Esteri nel mirino dopo aver affermato che la condanna di primo grado riguarda tre agenti e «non l'Egitto in quanto tale». Pd, M5S, Avs e Italia Viva accusano il Governo di sminuire le responsabilità del regime di Al Sisi e ne chiedono le dimissioni e un'informativa urgente in Parlamento

Paola Deffendi e Claudio Regeni in aula prima della sentenza per la morte del figlio Giulio Regeni
Paola Deffendi e Claudio Regeni in aula prima della sentenza per la morte del figlio Giulio Regeni

Scoppia un durissimo scontro politico attorno alle dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani all'indomani della sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Roma, che ha condannato tre appartenenti ai servizi segreti egiziani per la cancellazione della vita e il sequestro di Giulio Regeni.

A scatenare la reazione compatta delle forze di opposizione sono state le parole del titolare della Farnesina, che nel commentare il verdetto ha sottolineato: «Sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nei gradi successivi. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l'Egitto a essere condannato in quanto tale».

Il fronte del no: da Schlein e Serracchiani alle richieste di dimissioni di IV e Avs

Il giudizio espresso dal ministro ha provocato un'ondata di sdegno tra le fila dell'opposizione. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha criticato aspramente la posizione del ministro, sostenendo che le sue affermazioni dimostrano la mancata comprensione del valore della sentenza e che nessuno può più negare le responsabilità dirette degli apparati del regime di Al Sisi. Sulla stessa linea la deputata dem Debora Serracchiani, secondo cui l'atteggiamento di Tajani rischia di sminuire l'esito giudiziario, finendo di fatto per assolvere l'Egitto e frenare la ricerca della verità.

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Giulio Regeni

Ancora più dure le prese di posizione di Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra. Davide Faraone ha chiesto esplicitamente le dimissioni di Tajani, definendolo inadeguato al ruolo ricoperto. Analogamente Nicola Fratoianni (Avs) ha giudicato doveroso un passo indietro del ministro, richiamando anche recenti scivoloni comunicativi della Farnesina.

 

Tajani sulla sentenza Regeni: "Sono stupito delle polemiche"

Critiche severe sono giunte anche da Riccardo Magi (+Europa), che ha evidenziato come gli agenti condannati siano stati costantemente protetti dalle autorità del Cairo, costringendo la giustizia italiana a celebrare il processo in contumacia. Dal canto suo, il Movimento 5 Stelle, attraverso la delegazione al Parlamento Europeo, ha annunciato la richiesta di un dibattito straordinario nella plenaria di Strasburgo sulle relazioni tra Unione Europea ed Egitto, mentre il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini e il presidente Giuseppe Conte hanno sollecitato un'informativa urgente nell'Aula di Montecitorio.

Sentenza Regeni, Tajani: "Condannate tre persone, non l'Egitto"

La replica di Tajani: «Fatti non parole, la nostra diplomazia lavora per la verità»

A margine del Forum Euromediterraneo dell'Acqua a Roma, Tajani ha risposto alle polemiche dichiarandosi stupito dalle reazioni e ribadendo la linea dell'esecutivo.

Il vicepremier ha spiegato di essersi limitato a fotografare l'esito tecnico della sentenza, definendola solo un primo passo che non individua ancora gli esecutori materiali e gli assassini di Regeni. Tajani ha rivendicato l'efficacia della diplomazia silenziosa portata avanti dal Governo Meloni, ricordando i risultati ottenuti in passato come il rientro in Italia di Patrick Zaki e l'impegno in corso per altri casi internazionali, assicurando che lo Stato, costituendosi parte civile, continuerà ad insistere con le autorità egiziane per ottenere la verità completa.

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