Dieci anni senza Giulio: l’Università di Udine abbraccia i Regeni

Il rettore consegna il simbolo dell’ateneo: «Il documentario è equilibrato e sobrio, rappresenta un servizio alla verità delle cose»

Anna Rosso
Il rettore ha consegnato il simbolo dell’ateneo ai coniugi Regeni
Il rettore ha consegnato il simbolo dell’ateneo ai coniugi Regeni

«Siamo grati ai genitori di Giulio Regeni e rendiamo loro omaggio per l’esempio di forza, coraggio e dignità con cui chiedono verità e giustizia per il caro Giulio a dieci anni dalla sua barbara uccisione. L’università di Udine è onorata di consegnare loro il suo simbolo a testimonianza di una appartenenza ideale alla nostra grande comunità accademica che sarà sempre al loro fianco in questa battaglia civile».

Con queste parole il rettore, Angelo Montanari, ha accompagnato la consegna del simbolo dell’ateneo a Paola Deffendi e Claudio Regeni in occasione della proiezione del film “Giulio Regeni. Tutto il male del mondo”, per la regia di Simone Manetti (Fandango e Ganesh produzioni).

L’evento, introdotto e moderato dalla direttrice del Dipartimento di Scienze giuridiche Silvia Bolognini, si è svolto nell’auditorium della biblioteca scientifica, davanti a circa 200 persone tra studenti, docenti, autorità, personale e cittadini. L’appuntamento rientrava nell’iniziativa nazionale “Le università per Giulio Regeni”, sostenuta dalla Fondazione Elena Cattaneo.

A portare il saluto della città il vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi, che ha ricordato come, dopo dieci anni, «la famiglia Regeni e il nostro Paese non abbiano ancora ottenuto quella piena verità e quella piena giustizia che spettano a qualsiasi cittadino».

Venanzi ha definito Regeni «un’eccellenza italiana, un giovane europeo che credeva nello studio, nell’approfondimento e nella libertà di indagine», sottolineando che difenderne la memoria significa anche difendere «il valore dell’università come luogo libero, critico e aperto».

Nel suo intervento il vicesindaco ha richiamato anche il caso del mancato finanziamento al documentario, inizialmente escluso dai contributi pubblici del Ministero della Cultura perché ritenuto «privo di interesse culturale», decisione poi criticata pubblicamente dal ministro Alessandro Giuli. «La verità non è scomoda. E la richiesta di giustizia non ha scadenza».

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A margine dell’evento, anche il rettore ha fatto una riflessione sul punto: «Ho già visto il documentario – ha osservato Montanari – e mi sembra equilibrato e sobrio. Faccio fatica a comprendere le ragioni di quella scelta. Mi pare invece che il regista e chi ha curato questo lavoro abbiano fatto un servizio alla verità delle cose». Il rettore ha quindi aggiunto che «fortunatamente quella vicenda sembra essere rientrata».

Dopo la proiezione del film, il programma è proseguito con la lectio magistralis dello scrittore Gabriele Nissim, dedicata al tema “Oltre la memoria: insegnare l’etica attraverso il racconto dei giusti”. È quindi intervenuto Luca Quartuccio, delegato dell’ateneo per la Carta europea dei ricercatori, il quale ha tracciato un bilancio dei dieci anni dal riconoscimento “Hr excellence in research” ottenuto dall’università friulana.

A chiudere l’incontro il dialogo su “Diritti umani e diritto alla verità” tra la professoressa Bolognini e l’avvocata della famiglia Regeni Alessandra Ballerini, collegata da remoto.

 

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