Covid, pioggia, vento e stavolta chi scappa vince
Cort Nielsen vince a Viareggio. Terzo De Marchi. Thomas sempre in rosa, Vlasov si ritira

VIAREGGIO. Una dozzina di ritiri per Covid, clima da tregenda alla partenza in Emilia, pioggia catinelle all’arrivo in Versilia. In mezzo una salita lunghissima e una discesa infinita e freddissima con corridori che cadevano come birilli.
Eccolo servito il Giro d’Italia noioso e in cui, per qualcuno, fino a qualche giorno fa, non succedeva nulla. Lo dicevano giorni fa, da quel giorno è accaduto di tutto. Tappe spettacolari, Evenepoel andato a casa per Covid, col medico che ieri ha tuonato contro l’organizzazione, rea di averne in sostanza favorito il contagio dell’atleta con una logistica rivedibile. Parole al vento in odor di boomerang se poi il campione del mondo, come qualcuno già ipotizza, decidesse di presentarsi al Tour de France in luglio.

Corridori che si staccano, cadono, rincorrono. Perché, è vero, a inizio tappa ieri a Scandiano il gruppo mugugnava sulla scelta dell’organizzazione di farlo partire nonostante la pioggia. Chiedeva di accorciare la tappa, o almeno neutralizzare la lunghissima discesa verso la Versilia. Il direttore del Giro dice: «Intanto si va, poi vedremo». Ma i ciclisti sono come i gatti, hanno sette vite. E quando parte la corsa dimenticano freddo e pioggia.
Via la fuga, ci sono volti noti della specialità come Davide Bais (Eolo) vincitore sul Gran Sasso e maglia azzurra della montagna, Alessandro De Marchi (Team Jayco AlUla), Derek Gee (Israel) e Magnus Cort Nielsen (EF). Bais prende i punti in vetta e si defila, gli altri continuano. Dietro il freddo e la pioggia fanno selezione.

Corridori che si fermano a cambiarsi, altri che si fermano proprio come Alexander Vlasov (Bora), uno da podio, che va a casa. Altri che provano il colpo da maestro come Damiano Caruso che, spalleggiato dai compagni alla Bahrain Andrea Pasqualon e la maglia ciclamino Jonathan Milan, in discesa prova ad avvantaggiarsi per avvicinare in classifica la maglia rosa al debutto Geraint Thomas (Ineos). Sveglio il gallese perché sulle loro piste mette Pavel Sivakov, tra i primi 15 in classifica. Non riesce il mini-golpe, ma il gruppo dei migliori è ridotto a una cinquantina di atleti. C’è battaglia. Col brivido quando in coda al gruppo, c’è uno scontro tra un direttore sportivo, che stava soccorrendo un atleta caduto, e Bettiol che arrivava velocissimo.
I tre davanti marciano che è un piacere. La pioggia tornata battente non li frena. A 40 km dalla fine hanno ancora due minuti di vantaggio. A 30 poco meno. Tutti gli uomini di classifica sono con Thomas, tranne l’australiano Jay Vine (Uae) tagliato fuori nella discesa come tanti velocisti. Si avvicina Viareggio e anche il gruppo tirato dall’Astana di un redivivo Mark Cavendish ai tre fuggitivi. La volata torna probabile.
Ma davanti ci sono quelli che in gergo si chiamano “cagnacci”, atleti forti, abituati a faticare. Esperti. E meritevoli di giocarsi la vittoria dopo una tappa da tregenda. Tra i tre c’è De Marchi, ripreso a Napoli a 350. Il friulano, che insegue una tappa al Giro dal 2011, è il più lento allo sprint, prova ad anticipare i rivali, ma finisce terzo.
Venerdì compirà 37 anni. «Ma ci riproverò», dice. Un altro 37enne Geraint Thomas invece prova a vincere il Giro. «Non pensavo di poter avere un’altra possibilità per farlo ed ora farò il possibile per vincere», ha detto. La ruota gita, cari Ale e Geraint, e prima o poi esce la casella vittoria di tappa e maglia rosa.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








