Gemona scoperchia la capsula del tempo: sogni e lettere dei bambini del 2016 riemergono al Castello
Emozionante cerimonia dieci anni dopo il quarantennale del sisma. I messaggi degli ex alunni diventati giovani adulti: «Speriamo che non ci sia mai più una scossa tremenda e che l'unione faccia la forza». Il sindaco Revelant: «Un ponte tra generazioni per riscoprire il valore delle relazioni umane»
Pensieri, sogni, speranze e l’augurio di un futuro migliore. Una capsula incastonata nel giardino del castello, gioia e tanta tensione nell’attesa di scoprire il tesoro nascosto.
È stato un pomeriggio ricco di emozioni per i giovani componenti del consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Gemona quello di ieri. Era il 2016 quando, in occasione del 40° anniversario del sisma, i predecessori, guidati dall’amministrazione Urbani, decisero di scrivere alcuni pensieri con la promessa di scoperchiarli dieci anni più tardi. Alla presenza delle autorità comunali, del dirigente scolastico e di alcuni degli allora componenti del consiglio, l’apertura della capsula del tempo.
Il progetto
«Il progetto», ha spiegato l’assessore comunale all’istruzione Raffaella Zilli, «risale a una decina d’anni fa, quando si era pensato di immaginare come potesse essere vista la nostra cittadina con gli occhi dei bambini in ottica futura. Un insieme di pensieri, speranze e sogni delle nuove generazioni che oggi viene aperto, creando così un ponte tra passato, presente e futuro. Abbiamo scelto il mese di maggio poiché simbolo delle celebrazioni del sisma. Il terremoto ha lasciato ferite, ma anche il valore della solidarietà, da capacità di costruire case e strade, ma anche relazioni e senso di appartenenza.
Il gesto del 2016 assume significato: dentro la capsula vi sono oggetti, messaggi, ma anche memoria viva di una comunità che ha scelto di non dimenticare e guardare avanti con i suoi giovani».
Il gesto simbolico è stato un momento per ricordare come diverse generazioni possano dialogare tra loro, creando così uno spirito di comunità che educa le giovani generazioni a imparare, ascoltare dal passato per custodire e far tesoro, tramandando al prossimo le storie della propria comunità.
Dieci anni dopo
Per l’occasione è intervenuto anche Marco Tommasi, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Gemona, che ha sottolineato come un tempo le capsule del tempo in America venivano aperte a distanza di 50, di 100 anni poiché le cose cambiavano lentamente.
«Oggi», ha spiegato, «siamo qui 10 anni dopo per scoprire un tesoro nascosto ma soprattutto per renderci conto di come, in così poco tempo, il mondo si sia evoluto e le priorità cambino continuamente». Un pensiero condiviso anche dal primo cittadino Roberto Revelant: «All’interno della capsula nessuno di noi sa cosa sia contenuto. Messaggi, sogni impressi di coloro che sono diventati giovani adulti e che ora studiano, lavorano e stanno costruendo il loro futuro, ma che hanno deciso di mantenere vivo anche il ricordo del passato attraverso le loro testimonianze.
Il mondo di oggi corre veloce, stare al passo con la tecnologia risulta difficile, basta pensare al rapporto che c’era semplicemente 10 anni fa con la tecnologia rispetto a quello odierno. Ciascuno di noi dovrebbe dare maggior valore alle relazioni umani. L’obiettivo di oggi è capire quali erano i pensieri di giovani di 10 anni fa, cercando capire l’immagine che avrebbero voluto avere di Gemona. Da lì si può capire quel che è stato fatto, quel che manca e se si potrà recuperare. Così come i nonni e i padri hanno immaginato la nostra regione in passato, l’augurio che faccio alle nuove generazioni è di sognare in grande e di impegnarsi per raggiungere i propri sogni».
I ricordi
Disegni, fotografie, tanti sogni, speranze e messaggi per i nuovi amministratori. Tra gli scritti si legge: «Io vorrei che Gemona fra un po’ di anni fosse sempre la stessa, che non ci fosse la guerra, ma che fosse famosa, vorrei che le mie idee fossero messe in pratica, vorrei che non ci fosse un’altra scossa tremenda».
E ancora: «Ciao, semplicemente ciao. Sono passati 10 anni da quando ti ho seppellito e 50 anni dal terremoto che ha colpito Gemona. Ti dico una cosa che mi ha aiutato, che aiuta sempre il prossimo e che in futuro potrà aiutare te: l’unione fa la forza». A portare testimonianza di quanto prodotto nel lontano 2016, assieme ad alcuni consiglieri presenti, in collegamento dall’Austria, Luca Pellegrini.
L’allora sindaco del consiglio in un breve intervento che ha ricordato: «L’iniziativa è stata una delle più importanti del mandato poiché ha spinto tutti noi membri a raccogliere idee, pensieri, ricordi chiedendo anche ai familiari cos’è stato per loro all’epoca il terremoto, se l’hanno vissuto e come ne avessero conservato ricordo. Ci siamo a lungo interrogati.
Mettere per iscritto i pensieri è stato motivo di rielaborazione per esercitare quella che è memoria messa in pratica. L’augurio che faccio ai giovani rappresentanti del consiglio oggi è di vivere al meglio il loro futuro, ma anche di impegnarsi nei confronti della comunità». Un pomeriggio conclusosi con l’augurio di mantenere vive le tradizioni di una comunità che con forza e resilienza ha saputo tenere alta la memoria e vuole continuare a farlo soprattutto attraverso le nuove generazioni, consapevoli che il passato è un’indispensabile porta d’accesso al futuro.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto




