L'Esercito al fianco del Friuli: a Gemona la sfilata solenne a 50 anni dal sisma, onore ai 33 alpini della Goi-Pantanali

Il Capo di Stato Maggiore Masiello e il ministro Ciriani depongono una corona per le vittime dell'Orcolat. I numeri dell'imponente macchina dei soccorsi del 1976: 14 mila soldati sul campo e 60 mila pasti al giorno. Il ricordo di Riccardi: «Un esempio di dedizione»

Viviana Zamarian

Intervennero per primi i militari dell’Esercito. Sgomberando le macerie nei paesi distrutti dal sisma, riattivando servizi, allestendo ricoveri e cucine da campo e garantendo un supporto fondamentale nelle fases della ricostruzione. Ed è a loro che Gemona ha detto grazie. Sì, grazie a chi, indossando la divisa, aiutò il Friuli a rialzarsi, a chi salvò vite, a chi stette accanto alle comunità spezzate dall’Orcolat. Ieri la caserma Goi-Pantanali ha ospitano la cerimonia che ha reso omaggio ai 29 alpini della Julia in servizio che qui morirono, la sera del 6 maggio 1976, e ad altri 4 militari vittime del sisma.

Il Capo di Stato maggiore dell’esercito, generale di corpo d’armata Carmine Masiello - l’evento si è svolto con la partecipazione della Bandiera di guerra del 3° Reggimento artiglieria terrestre da montagna, della fanfara della Brigata alpina Julia e di un reggimento in armi - assieme al ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, del prefetto di Udine Domenico Lione, del sindaco di Gemona Roberto Revelant, della medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, hanno depositato una corona d’alloro in memoria dei 33 caduti. «Abbiamo perso dei ragazzi - ha riferito il sindaco Revelant - che servivano l’Italia, con una vita ancora da scrivere. Non li dimenticheremo mai. Ringraziamo l’Esercito per il ruolo avuto nella gestione dell’emergenza e nel percorso di rinascita».

Un’attività imponente e a testimoniarlo sono i numeri. L’Esercito italiano, subito dopo il sisma, dispiegò 14.000 uomini, furono allestite 18.000 tende e 116.000 posti letto, distribuiti oltre 60.000 pasti al giorno e tonnellate di medicinali, vennero demoliti oltre 2.000 edifici pericolanti e realizzati 120.000 metri quadrati tra piazzali, strade, rete fognarie, viabilità e ponti.

«A cinquant’anni di distanza, i giovani che persero la vita - ha dichiarato Riccardi - a causa dell’Orcolat sono ancora un esempio di dedizione al proprio Paese. Rendiamo onore a tutti coloro che hanno sacrificato la propria esistenza, trasformando quella tragedia in una spinta allo sviluppo, dando prova dei più alti valori civili di un popolo che non si è mai fermato a piangere se stesso. Questa terra ha saputo costruire il proprio futuro diventando più moderna e sicura. Ci è riuscita grazie al carattere della sua gente, al senso di responsabilità delle classi dirigenti, ai valori della solidarietà e della sussidiarietà, ma anche grazie al rapporto leale e indispensabile tra Stato, Regione e Comuni e all’azione insostituibile dell’Esercito».

La memoria, dunque, diventa simbolo di forza, resilienza e dell’identità di questa terra. «Il 6 maggio 1976 è una data incisa nella storia dell’Esercito italiano - ha affermato il generale di corpo d’armata Masiello -. In quelle ore di strazio i fari degli automezzi militari si accesero nel cortile della caserma mentre Gemona era sprofondata nel buio e nella disperazione. Quello era un segnale preciso: lo Stato era vivo, ferito ma presente. Il cuore dell’Esercito era a fianco del Paese, una mano tesa verso chi aveva perso la speranza stessa del domani. Fu una risposta umana prima ancora che operativa. Il confine tra mondo militare e civile svanì fuso in una fratellanza di popolo e coscienze». «Cinquant’anni dopo resta uguale forza dei valori, che ci porta a rispondere sempre presente nel dare il massimo per il bene della Patria che non è un’idea fuori del tempo, è un legame vivo con le nostre radici e la nostro storia».

È stato il ministro Ciriani a chiudere gli interventi ricordando «la forza e l’orgoglio con cui seppe reagire il popolo friulano. Non fu lasciato solo, qui abbiamo conosciuto la vera solidarietà. Tanti volontari arrivarono da tutta Italia ma fu determinante il sostegno portato dall’Esercito. A tutti i militari va il mio grazie per il coraggio, la dedizione e l’impegno che mettono ogni giorno nel loro lavoro, loro che difendono gli italiani in Patria e tengono alto il nome della nostra Nazione nelle missioni all’Estero. Sono un esempio e il volto migliore del nostro Paese».

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