Napoli thrilling: sul lungomare vince Pedersen

De Marchi e Clarke ripresi a 300 metri dall’arrivo, l’ex iridato batte il “solito” Milan

Antonio Simeoli

NAPOLI. I due fuggitivi che sbuffano, ci credono. Poi ai 400 metri Alessandro De Marchi (Jayco), friulano che fra pochi giorni compirà 37 anni e seguiva l’australiano Simon Clarke (Israel), si gira e vede uscire dalla curva sul lungomare poco dopo Castel dell’Ovo il gruppo con i velocisti assatanati.
Davide contro Golia, i fuggitivi contro gli attaccanti. All’ultimo km De Marchi, che sa di essere battuto dal canguro, non tira più.

E così per il gruppo la rimonta è inesorabile. Lancia una volata lunghissima Ferdinando Gaviria (Movistar). Mads Pedersen (Trek), stufo dei piazzamenti di questo inizio Giro parte con grande potenza. Dietro l’altro friulano Jonathan Mian (Bahrain) scarica tutti i suoi avalli di potenza, forse con un rapporto troppo agile, e quasi lo supera. Il tedesco Pascal Ackerman (Uae) deve restare dietro come Kaden Groves (Alpecin), primo a Sorrento.
L’ex campione del mondo danese Pedersen quello che nel 2019 in Inghilterra batté Matteo Trentin, trionfa e impreziosisce l’albo d’oro dei vincitori di tappa di questo Giro.

Milan, rivelazione azzurra, tiene la maglia ciclamino ed è ormai, anche per la sua faccia da bravo ragazzo, il simbolo del ciclismo Italiano che vuole ribellarsi al giogo della crisi.

È l’esito, bellissimo, di una tappa caratterizzata dal sole. Ed è la sola cosa che contava per i corridori ieri a Napoli alla partenza della sesta tappa in piazza Plebiscito. Perché correre sulle stradine-tranello della costiera Amalfitana sarebbe stato un bel problema. Invece, come l’anno scorso, la tappa partenopea è diventata uno sport per Napoli e dintorni dove il colore predominante, no dominante, è in questi giorni l’azzurro, e non solo per il mare. Tutta la città è imbandierata per lo scudetto di Osimhen e compagni. Inevitabile l’omaggio dei ciclisti. Come quello del campione del mondo Remco Evenepoel (Soudal-Quick Step) con qualche applauditissimo palleggio sul palco del foglio firma, imitato da tanti altri atleti ed ex campioni come Vincenzo Nibali.

Clarke e De Marchi in fuga
Clarke e De Marchi in fuga

Era il capitano della nazionale belga under 16 di calcio Remco prima. Aveva talento. Ha scelto la bici. E ieri tutti attendevano le sue parole dopo le cadute di mercoledì. «Sto bene, la notte è stata buona, le botte ci sono ma i fisioterapisti hanno fatto un bel lavoro. Certo che se i proprietari di quel cane che mi fatto cadere mercoledì l’avessero tenuto al guinzaglio».

Sì, è stata la tappa perfetta per Evenepoel per metabolizzare le botte della tappa di Salerno in vista dell’attesissimo tappone appenninico di oggi con arrivo a Campo Imperatore tra due muri di neve. Pompei, Valico del Chiunzi, dove Pantani fu tradito da un gatto nel 1997 , ma che ieri i corridori hanno passato indenni.

L'omaggio di Evenepoel allo scudetto del Napoli
L'omaggio di Evenepoel allo scudetto del Napoli

E poi Ravello, Amalfi, Positano, Picco di Sant’Angelo, l’altra salita prima della picchiata verso il lungomare di Napoli con quei 5 km finali non banali anche per il vento contro. Uomini di classifica a controllare, soliti coraggiosi a provare la fuga risolutiva. In cinque se ne sono subito andati, tra questi i nostri due temerari, espertissimi che provano a rovinare la festa alle ruote veloci. Via con Davide contro Golia e la gente che tifa per Davide, mentre due big come Primoz Roglic (Jumbo) e Geraint Thomas (Ineos), aiutato da Filippo Ganna, per foratura e salto di catena devono faticare per tornare in gruppo della maglia rosa Leknessu. Poi quel finale bellissimo. Non per l’australiano Clarke, un anno fa addirittura vincitore al Tour della tappa dal pavè, che vedeva il successo. E tagliato il traguardo è scoppiato in lacrime. Arriva De Marchi e lo abbraccia. Sì, hanno vinto anche loro —

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