Sacile-Gemona, “occupato” un altro casello
Dopo quello di via Orzaie, “abitato” anche quello che si affaccia sulla Pontebbana

SACILE. Occupato anche il casello ferroviario sulla Pontebbana: quanti sono i nuovi “inquilini” sulla linea Sacile-Gemona? È il secondo caso in città, dopo quello del casello abitato in via Orzaie e l’immobile si trova a poche decine di metri dalla stazione di San Liberale.
L’edificio di Rete ferroviaria italiana, sulla Statale 13, a San Giovanni del Tempio è chiuso da anni con tanto di lucchetto al cancello e davanti al giardino zeppo di sterpaglie: ma le finestre si aprono e chiudono. «Chi abita nel casello? – chiede Evio Bonas ferroviere per una vita –. È un altro mistero in salsa sacilese».
I casi di inquilini abusivi sono tanti, nei caselli chiusi o abbandonati di proprietà Rfi: il problema che va valutato è anche quello del consumo dell’energia elettrica, oltre ai canoni di affitto non pagati. Tanto che Rfi ha mandato il conto a un Comune del Veneto sugli affitti lasciati in sospeso dagli inquilini che non erano registrati. Si chiama “mancato pagamento di canoni di locazione” quello che rubrica gli edifici ufficialmente disabitati ma occupati oppure facile obiettivo di incursioni e “soggiorni” temporanei di chi non ha un tetto. Un tempo i caselli erano la sede degli incaricati delle Ferrovie al movimento dei passaggi a livelli, poi il sistema automatico ha cancellato la tradizione. Ma fino a qualche anno fa il casello sulla Pontebbana era abitato, poi dopo il trasloco di una famiglia, l’immobile è finito nell’abbandono. Potrebbe essere diventato un rifugio per qualche povero senza fissa dimora?
«Rfi di solito si accorda con i Comuni per la gestione in loco dei vecchi caselli – dicono allo sportello di Ferrovie –. Nei casi di agibilità della struttura». Ma sono agibili i due caselli abitati a Sacile? Le casette lungo la ferrovia della Pedemontana, senza treni dal 2012 e con il progetto in corso di farli ripartire fra 120 giorni, sono tante: tre a Sacile. Tanti sono stati abbandonati e aggrediti dalla vegetazione, come capita a quello in via Curiel. Altri sono stati riqualificati, come quello a Budoia dove il Comune gestisce la struttura. «A Sacile è il Comune – ha incalzato Bonas – che gestisce i caselli? Chi vive nelle due casette?». Dopo l’abbandono dei due caselli dei ferrovieri, qualcuno avrà forzato gli ingressi per stabilirsi all’interno? Chi entra per dormire forse non ha nessun amico che possa ospitarlo.
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