Spettacolo gender, “assalto” al teatro

Striscione del Fronte Veneto Skinheads affisso nella notte. Lessio: «Stop ai pregiudizi». E da Udine solidarietà al Verdi

PORDENONE. Il contestato spettacolo “Fa’afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro” è andato in scena ieri mattina, al Verdi di Pordenone. Nella notte, però, vi è stata una contestazione blitz.

Verso l’1.30 davanti al teatro è stato affisso uno striscione “rivendicato” da Veneto Fronte Skinheads che, dopo averlo fotografato, lo hanno subito rimosso rivendicandone la paternità con un comunicato. La replica del teatro: «Lo spettacolo dovrebbe quasi essere obbligatoriamente oggetto di formazione scolastica». Da Udine, al Css teatro stabile di innovazione, decine di firme di sostegno dal mondo politico: «Non fatevi piegare da questo clima intimidatorio».

Cinque movimenti si erano schierati contro lo spettacolo per studenti da 8 a 14 anni: «Normalizza la fluidità di genere», avevano detto. “Man forte” dall’associazione culturale veneta: «La vostra cultura è contro natura, giù le mani dai nostri figli», recitava lo striscione.

«Questo tipo di rappresentazione (dis)educativa – afferma Veneto fronte skinheads – nasconde un progetto nascosto mirante alla distruzione della famiglia sovvertendo l’ordine naturale della nostra società. Vogliono destabilizzare le menti dei nostri figli creandogli una confusione sessuale sin da piccoli, propinandogli la scelta della loro identità naturale con modelli deviati tipici della società moderna». Bocciata l’ideologia gender nelle scuole: «L’educazione affettiva e sessuale dei nostri figli spetta prima di tutto alla famiglia».

A stretto giro la replica del teatro Verdi.

«Lo spettacolo è stato proposto alle scuole e discusso con gli insegnanti, che lo hanno ritenuto in linea con il percorso educativo e formativo perché solleva un problema che esiste e non può essere nascosto.

E lo fa in modo propositivo ed equilibrato. Lo spirito della proposta è stato capito. Chi senza averlo visto interviene in modo aggressivo è evidente che lo fa per pregiudizio, non perché ha una tesi da contrapporre a un’altra che non c’è: “Fa’afafine” non sostiene una tesi, ma pone riflessioni. E il teatro è lo specchio della società che cambia e che ha bisogno di soggetti culturali che sollevino riflessioni, confronti, non che sposino tesi».

Infine, solidarietà al Css e al regista Giuliano Scarpinato da esponenti di spicco del mondo politico: tra i 39 firmatari, Monica Cirinnà, Gianni Cuperlo, Isabella De Monte, Carlo Pegorer, Flavio Zanonato, Josefa Idem e Cécile Kyenge.

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