Svelati i "segreti" dei sotterranei della centrale Pitter

Montereale Valcellina, siamo entrati in un’area sinora preclusa al pubblico che ospiterà la mostra permanente e un auditorium da 250 posti

MONTEREALE. Con il collaudo in corso d’opera, sono in dirittura d’arrivo i lavori per recuperare tutti gli spazi dei sotterranei della centrale Antonio Pitter di Malnisio.

Gli interventi di ristrutturazione di quella ampia parte della centrale, sinora preclusa al pubblico, avviati due anni e mezzo fa, hanno visto un investimento di fondi europei per un milione 700 mila euro.

Dopo la chiusura della centrale nel 1988, una minima parte dei sotterranei era stata resa visitabile per un solo evento nel gennaio 1998, in occasione della mostra speciale sull’Inquisizione, curata da Andrea Del Col, Lionello Fioretti e Aldo Colonnello, allestita in concomitanza con la concessione della cittadinanza onoraria a Carlo Ginzburg.

Storico di fama mondiale, Ginzburg, autore de “Il formaggio e i vermi”, aveva rivelato al mondo le vicende del mugnaio eretico Domenico Scandella “Menocchio” di Montereale, bruciato sul rogo nel 1599.

Da allora nessuno era più entrato in quell’ambiente affascinante dei sotterranei della centrale attiva dal 1903 per illuminare Venezia con la corrente elettrica, costruita dagli ingegneri Aristide Zennari e Antonio Pitter per la parte meccanica.

Oggi la ex centrale è diventata un museo, gestito ormai da anni dall’Immaginario scientifico di Trieste, assieme al sodalizio degli Amici della centrale che fanno partecipi di quella storia di archeologia industriale sia i visitatori del sito sia i tanti alunni delle scuole pordenonesi.

Avvenuto il collaudo dello opere, si avvicina sempre più il momento dell’inaugurazione dei sotterranei adibiti a mostra permanente delle strutture elettriche e idrauliche, con decine di manufatti d’epoca, e degli spazi dell’ampia cripta a volta destinati a mostre di vario genere.

Sempre nei sotterranei è stato ricavato, autentico gioiello architettonico, l’auditorium da oltre 250 posti, sovrastato da un ponte mobile del Novecento dotato delle luci per illuminare il palcoscenico. Ponte con ancora incorporata una gru d’epoca.

Fra i tanti particolari da scoprire, ancora per poco preclusi al pubblico, anche una cella stagna con la porta blindata, che divenne, durante la guerra, un rifugio sicuro per partigiani, ebrei e oppositori al nazifascismo, mentre all’esterno, sotto la collina, la grande centrale era stata dotata anche di un rifugio antiaereo.

Nella popolazione e fra i visitatori della centrale c’è attesa per l’inaugurazione, ormai prossima, di quei sotterranei che conservano il fascino di un antico maniero e di testimonianza architettonica d’archeologia industriale, di storia del lavoro e di ingegno umano.

L’avventura della trasformazione in museo della ex centrale Antonio Pitter e dell’apertura al pubblico dei suoi sotterranei ha coinvolto cinque amministrazioni, guidate da Nevio Alzetta, Pieromano Anselmi e dall’attuale sindaco Igor Alzetta.

Saranno tutti presenti il giorno dell’apertura del museo sotterraneo e dell’auditorium e tutti e tre riserveranno un pensiero a Giorgio Fanna, recentemente scomparso. Una vita, la sua, dedicata alla centrale Pitter, come capotecnico, fondatore della cooperativa di consumo per i dipendenti e del circolo Amici della centrale.

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