“Ostaggi” della burocrazia per un servizio mai avuto

A una famiglia ogni anno bollettino da 20 euro del Cellina-Meduna. Il Consorzio chiede soldi per la gestione di una canaletta che non c’è. «Non paghiamo»

FONTANAFREDDA. Gli anni passano, ma i disguidi della burocrazia italiana restano e sembrano essere eterni. La conferma viene dalla disavventura capitata alla famiglia italo-albanese di Ramazan Balla che, da quasi dieci anni, è alle prese con un contenzioso nei confronti del Consorzio Cellina Meduna.

Originari di Durazzo, Ramazan è il capo di una famiglia modello, integrata nella realtà italiana. Ramazan, dopo il lavoro in fabbrica, da solo si è ristrutturato la sua casa colonica di via Leopardi. Ramazan e la moglie Afife lavorano duro, le figlie studiano con passione, tutti e quattro pagano le tasse e i maggiorenni votano.

Va detto però che un canone è di troppo, quello preteso dal Consorzio di bonifica Cellina e Meduna, per circa 20 euro all’anno. Dopo la prima controversia, sorta nel 2008, sembrava che il Consorzio avesse ritirato la sua pretesa che, invece, ora ha reiterato.

In via Leopardi, davanti al cancello di casa Ramazan, sul lato opposto della carrareccia, dovrebbe scorrere una vecchia canaletta consortile. In realtà, non c’è alcuna opera irrigua. Le testate dei campi finiscono in una lunga capezzagna, leggermente inclinata, dove, per quanto ricordano coloro che abitano da quelle parti, non è mai corsa una goccia d’acqua ed è sempre cresciuta l’erba selvatica.

Non avendo mai usufruito del servizio irriguo, peraltro inesistente, né intendendo usarlo eventualmente in futuro, Ramazan, nel 2008, aveva protestato nelle sede del Consorzio restituendo i bollettini per il pagamento del canone. I funzionari, già allora dicevo di voler respingere le giuste motivazioni e contestazioni di Ramazan.

La situazione è rimasta “dormiente” fino all’anno scorso, quando a Ramazan Balla è stata recapitata la raccomandata di Equitalia. Spaventata dal simbolo del famigerato ente, la moglie Afife ha pagato i 20 euro e, solo in un secondo momento, Ramazan si è accorto che si trattava della vecchia questione legata all’inesistente canaletta irrigua.

La pretesa del pagamento, ingiustificato, del canone si è ripresentata anche quest’anno e, nei giorni scorsi, Ramazan Balla è ritornato nella sede consortile per restituire i bollettini e la richiesta di pagamento. Della sua situazione kafkiana, Ramazan non si preoccupa più di tanto: ha semplicemente deciso di non pagare. Se i bollettini consortili rimarranno inevasi è difficile prevedere cosa succederà alla famiglia Balla.

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