Truffa dei like, sgominata la banda che svuotava i conti delle vittime
L’inchiesta coordinata dalla Procura di Venezia, sette perquisizioni in tutta Italia contro una rete criminale specializzata in frodi informatiche con il sistema del task scam: primi contatti per un lavoro tramite Whatsapp o social, poi le continue richieste di soldi

La Polizia di Stato di Venezia, coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia, ha condotto un'operazione di polizia giudiziaria contro una rete criminale specializzata nelle frodi informatiche con il sistema del cosiddetto "task scam", noto anche come "truffa dei like", e nel successivo riciclaggio del denaro ottenuto illecitamente.
L'indagine, svolta dalla Sezione Operativa del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia postale per il Veneto, è partita dalla denuncia di un cittadino veneziano che era stato attirato da false offerte di lavoro flessibile e ben retribuito, ricevute tramite WhatsApp, Telegram e social network.
Gli investigatori hanno ricostruito un sistema articolato. Alle vittime veniva inizialmente chiesto di svolgere semplici attività, come mettere "mi piace" a video su piattaforme online o recensire hotel e canali social, con la promessa di piccoli compensi, tra i 2 e i 5 euro per ogni incarico.
Per conquistare la fiducia delle persone coinvolte, i truffatori accreditavano realmente i primi guadagni, generalmente di poche decine di euro. Successivamente le vittime venivano inserite in gruppi Telegram riservati e invitate a versare denaro per accedere a incarichi più remunerativi o a presunti investimenti in criptovalute.
Quando gli importi versati raggiungevano cifre di alcune migliaia di euro, i truffatori bloccavano i conti virtuali creati sulla falsa piattaforma e chiedevano ulteriori pagamenti, presentati come tasse, commissioni o costi di sblocco. Una volta esaurita la disponibilità economica della vittima, interrompevano ogni contatto.
Le indagini della Polizia postale si sono concentrate sulla rete di conti correnti utilizzati per movimentare il denaro, spesso frazionato e trasferito all'estero per renderne più difficile la tracciabilità.
Attraverso approfondite analisi informatiche e finanziarie, gli investigatori del C.O.S.C. di Venezia sono riusciti a risalire ai prestanome e ai promotori della presunta frode.
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Venezia ha disposto sette decreti di perquisizione personale, locale e informatica eseguiti in diverse regioni d'Italia.
Le perquisizioni hanno permesso di confermare il quadro investigativo, accertando la titolarità dei conti correnti sui quali confluivano i proventi delle truffe e consentendo il sequestro di titoli di credito e documentazione bancaria, che sarà ora esaminata dagli investigatori.
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