Trieste in lutto, è morto Fulvio Costantinides: fu il primo medico legale sul caso Resinovich
Il celebre patologo forense e docente universitario si è spento nella notte all'età di 73 anni. In oltre quarant'anni di carriera ha guidato le perizie dei gialli più intricati della cronaca giuliana. Firmò la prima relazione autoptica sul corpo di Liliana, ipotizzando la pista del suicidio

Si spento nella notte Fulvio Costantinides, il medico legale e patologo forense che negli ultimi decenni in qualità di consulente o di perito si è occupato a Trieste dei casi di cronaca più complessi. È stato uno stimato docente universitario e autore di oltre 100 pubblicazioni attinenti alla sua professione. Costantinides ha avuto un ruolo chiave anche nel caso di Liliana Resinovich.
È stato lui infatti il medico legale che il 5 gennaio del 2022 aveva esaminato per primo il corpo della donna nella boscaglia dell’ex ospedale psichiatrico e che nei mesi successivi aveva firmato, con il dottor Fabio Cavalli, la relazione radiologico-forense e medico legale.
Nella sue conclusioni il medico aveva ricondotto quella morte a un suicidio. Costantinides aveva 73 anni ed era in pensione dopo una carriera lunga oltre quarant’anni.
Le parole sul caso Resinovich nell’intervista del 2025
Nell’aprile del 2025 Costantinides, in un’intervista rilasciata al Piccolo, era tornato pubblicamente sul caso Resinovich, difendendo il lavoro svolto nel 2022 e ribadendo di non avere nulla di cui rimproverarsi né per le modalità con cui era stato esaminato il cadavere né per gli accertamenti medico-legali eseguiti all’epoca.
«Avevo subito pensato a un suicidio, una sensazione a pelle. Poi avevamo fatto tutti i rilievi immaginabili», aveva spiegato il medico legale, ricordando il primo esame del corpo di Liliana Resinovich nella boscaglia dell’ex ospedale psichiatrico. A chi gli chiedeva se la presenza dei sacchetti sulla testa e dei sacchi neri potesse apparire incompatibile con l’ipotesi suicidaria, Costantinides aveva risposto: «I sacchetti in testa li ho visti tante volte in quarant’anni di professione, anche a Trieste. È molto meno raro di quanto si pensi».
L’intervista era arrivata dopo il deposito della nuova consulenza medico-legale del team guidato dalla professoressa Cristina Cattaneo, che aveva ribaltato la precedente ricostruzione, indicando l’omicidio come causa della morte. Costantinides aveva però rivendicato il lavoro compiuto nella prima fase dell’inchiesta: «Quella volta credo che abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare». E ancora: «Queste sono consulenze dove tutto è possibile: gli elementi sono gli stessi, ma l’interpretazione è diversa».

Il medico legale aveva anche respinto l’idea che l’indagine fosse stata condizionata da una convinzione iniziale orientata verso il suicidio. «Secondo me no. Avevamo trovato un cadavere nel bosco insacchettato e avevamo attuato le procedure previste», aveva detto. Sulle critiche relative all’approccio al corpo e all’assenza di alcuni dispositivi protettivi, aveva aggiunto che sul posto erano già intervenute diverse figure, dalla Scientifica ai Vigili del fuoco, e che il cadavere era stato toccato «il minimo indispensabile».
Costantinides aveva infine escluso ripensamenti sul proprio operato. «Col senno di poi si possono dire tante cose, ma quella volta non c’erano elementi», aveva affermato, ricordando che la Scientifica di Padova aveva effettuato i prelievi ritenuti necessari. Quanto agli sviluppi dell’inchiesta, si era mostrato netto: «Finirà in nulla». Alla domanda se avesse maturato qualche ripensamento sul modo in cui aveva lavorato al caso, aveva risposto: «A dire la verità nulla».
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