Strage di carabinieri a Castel d’Azzano, tutti e tre i Ramponi rinviati a giudizio

Sono 15 le parti civili ammesse, tra cui la compagna del carabiniere padovano Valerio Daprà, una delle tre vittime dell’esplosione: Corte d’Assise il 26 ottobre

Carlo Bellotto

Tutti e tre a processo con l’accusa di strage. È la decisione della giudice dell’udienza preliminare Beatrice Marini nei confronti dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, accusati dalla Procura di Verona per l’esplosione del casolare di Castel d’Azzano nella notte del 14 ottobre 2025, costata la vita a tre carabinieri e il ferimento di altre 26 persone. I tre dovranno quindi comparire davanti alla Corte d’Assise il prossimo 26 ottobre.

Secondo l’impostazione accusatoria, i fratelli avrebbero predisposto un piano per reagire all’intervento delle forze dell’ordine, saturando di gas l’abitazione e preparando l’esplosione. A Maria Luisa Ramponi viene contestato in particolare di avere materialmente innescato il devastante scoppio, mentre i due fratelli avrebbero avuto un ruolo nella preparazione del piano. La Procura contesta ai tre la strage in concorso e l’omicidio plurimo premeditato.

Sono 15 le costituzioni di parte civile ammesse nel procedimento. Tra queste figura anche la compagna di Valerio Daprà, il carabiniere di 56 anni originario di Padova e in servizio nel Padovano al momento della tragedia, assistita dall’avvocata Camilla Bonon. Daprà è uno dei tre militari dell’Arma morti nell'esplosione.

Con lui persero la vita Davide Bernardello, 36 anni, carabiniere scelto nato a Camposampiero, e Marco Piffari, 56 anni, luogotenente poi promosso sottotenente, originario di Taranto ma residente in provincia di Padova. L’Arma li ha ricordati ufficialmente come i tre carabinieri caduti il 14 ottobre 2025 a Castel d’Azzano.

La tragedia si consumò durante un intervento delle forze dell’ordine nell’abitazione dei Ramponi. L’esplosione provocò il crollo dell’edificio e una vera strage: oltre ai tre militari morti, furono 26 le persone ferite. La Procura di Verona aveva formalizzato a luglio la richiesta di rinvio a giudizio per tutti e tre gli imputati, sostenendo che il piano fosse stato preparato in precedenza.

Per le famiglie dei tre carabinieri si apre ora la fase del processo davanti alla Corte d’Assise, con le parti civili chiamate a far valere le proprie ragioni nell’ambito del procedimento.

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