«Ucciso all'Aja»: le prime pagine dei giornali serbi trasformano il boia Mladić in martire ed eroe
La rassegna stampa dei quotidiani di Belgrado mostra una narrazione compattata sul martirio e sul vittimismo nazionalista. La morte dell'ex generale trasformata in propaganda a dispetto della memoria di Srebrenica

Le prime pagine dei quotidiani serbi evidenziano con chiarezza la frattura profonda tra la narrazione nazionalista locale e il giudizio della giustizia e della comunità internazionale.
La rassegna della stampa belgradese per la giornata di venerdì 28 agosto mostra una linea editoriale condivisa dai principali tabloid e giornali filogovernativi, dove la figura di Ratko Mladić viene presentata attraverso i toni del martirio e dell'eroismo.
La retorica del martirio e dell'ingiustizia subita
L'impostazione grafica e titolistica delle edizioni in edicola riflette una linea editoriale omogenea, incentrata sull'attacco frontale alle istituzioni giudiziarie internazionali. Il quotidiano Informer apre a tutta pagina con la scritta "Ubijen Ratko Mladić - General ispustio dušu u haškom kazamatu!" ("Ucciso Ratko Mladić - Il generale ha esalato l'ultimo respiro nel carcere dell'Aja!"), sostenendo che l'ex generale sia stato vittima di un "crimine dopo le torture" e che la sua condanna al carcere a vita sia stata inflitta senza prove.

Sulla stessa lunghezza d'onda si posiziona Večernje Novosti, che titola "Hag ubio tvorca Srpske" ("L'Aja ha ucciso il creatore della Republika Srpska"), accusando il tribunale olandese di aver stroncato la vita dell'ex comandante, gravemente malato a 84 anni, negandogli la possibilità di fare ritorno a casa per curarsi.
Accanto alle accuse politiche spicca l'impiego di una retorica mistica e religiosa. Testate come Kurir celebrano la "Smrt generala - Mladić se ispovedio, pričestio i odmah upokojio s krstom u ruci" ("Morte del generale - Mladić si è confessato, si è comunicato ed è morto subito dopo con il crocefisso in mano"), riportando la frase del figlio Darko ("Srbija majka" / "La Serbia è mia madre") e dando risalto alla richiesta di esequie accompagnate da "Ispraćaj uz državne i vojne počasti" ("L'ultimo saluto con onori di Stato e militari").
Il quotidiano Srpski Telegraf titola "Bog uzeo generala pred Veliku Gospojinu" ("Dio ha preso il generale alla vigilia della Dormizione di Maria"), definendo la data della scomparsa come un simbolo del passaggio alla vita eterna e segno di un'anima pura.
Anche il più storico Politika, pur mantenendo un'impaginazione visivamente sobria con il titolo "General preminuo u Hagu" ("Il generale è deceduto all'Aja"), concentra il testo di apertura sui sei dinieghi opposti dal tribunale olandese alle istanze di scarcerazione per ragioni umanitarie presentate dalla famiglia e dal governo serbo.
Il solco profondo con la memoria delle vittime
Le scelte editoriali dei media serbi svelano la persistenza di un solco profondo e apparentemente insanabile.
Da un lato vi è il giudizio dei tribunali internazionali e il dolore dei sopravvissuti, per i quali Mladić resta il "boia" responsabile della morte di oltre 8.000 bosgnacchi e delle atrocità compiute durante l'assedio di Sarajevo. Dall'altro lato sopravvive una propaganda interna che continua a strumentalizzare la figura dell'ex comandante in chiave identitaria, trasformando la sua scomparsa in carcere in un nuovo argomento di scontro politico che rende sempre più difficile ogni concreto percorso di riconciliazione nei Balcani.
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