Scoperta da una padovana la prima luna fuori dal Sistema solare

Alice Zurlo guida lo studio in Cile che ha scovato l’inedito satellite extrasolare: la scoperta rappresenta una svolta epocale per la scienza spaziale

Silvia Bergamin
Alice Zurlo
Alice Zurlo

C’è un’impronta indelebile di Cittadella in una delle scoperte scientifiche più straordinarie degli ultimi decenni. Mentre il mondo dell’astronomia festeggia un traguardo storico atteso da oltre quarant’anni, il nome della città murata finisce dritto sulle pagine della prestigiosa rivista Nature.

Tra i protagonisti assoluti dell’incredibile studio c’è infatti Alice Zurlo, l’astrofisica originaria di Cittadella che ha guidato il team di ricerca cileno capace di individuare ciò che finora nessuno era mai riuscito a osservare: il primo satellite naturale al di fuori del nostro sistema solare.

Una svolta epocale per la scienza spaziale. Se finora gli esperti avevano catalogato circa 6.000 esopianeti (ovvero pianeti esterni al nostro sistema), l’esistenza delle cosiddette esolune era rimasta una pura ipotesi teorica. Fino a oggi, quando il gruppo coordinato dall’astronoma ha cambiato per sempre la nostra mappa dell’universo.

Un’eccellenza nostrana

Orgoglio del territorio dell’Alta padovana, la ricercatrice vive e lavora in Cile da ormai 11 anni, un lungo percorso interamente dedicato allo studio dei satelliti. Oggi è docente all’università Diego Portales e direttrice del progetto di ricerca Millennium Nucleus Yems (Young Exoplanets and their Moons), che guida con successo da un lustro.

Un traguardo giunto persino in anticipo sui tempi, come ammette la stessa Zurlo, che riconosce di non aver mai osato immaginare, nemmeno nei sogni più audaci, di poter raggiungere un risultato di tale portata in un lasso di tempo così breve. Per comprendere la grandezza dell’impresa, basti pensare che la comunità scientifica internazionale cercava tracce di satelliti extrasolari da più di quarant’anni. Se nel nostro sistema solare ne conosciamo e descriviamo ormai oltre 400, là fuori il conteggio era rimasto mestamente fermo a zero.

Un gigante gassoso

Ma cosa hanno scoperto esattamente gli astrofisici? A spiegarlo nel dettaglio è la stessa ricercatrice di Cittadella: si tratta del primo satellite naturale individuato fuori dal sistema solare, un enorme corpo gassoso delle dimensioni di Giove che orbita attorno a una “nana bruna” (denominata CD-35 2722, una stella con una massa pari alla metà di quella del sole) completando il suo giro in circa 170 giorni.

Un oggetto spaziale dalle caratteristiche talmente singolari da mettere in crisi le classiche definizioni dell’astronomia. Il team si interroga infatti se sia del tutto corretto definire questo oggetto una vera e propria esoluna, sia per la sua stazza imponente sia perché ruota attorno a una nana bruna anziché a un pianeta tradizionale. «Non c’è nulla di paragonabile nel nostro sistema solare», precisa la studiosa.

Le fa eco il collega di ricerca Kevin Hoy, sottolineando come sia difficile etichettare questo sistema con categorie tradizionali. Ma le etichette, spiegano i ricercatori, sono secondarie: ciò che conta è l’immenso orizzonte che questo risultato spalanca.

Tecnologia d’avanguardia

Per agganciare l’introvabile satellite, il team guidato da Zurlo ha impiegato lo strumento Crires+, installato sul Very Large Telescope dell’Eso (l’European Southern Observatory) in Cile.

Gli scienziati hanno sfruttato il metodo della velocità radiale – lo stesso usato a suo tempo per individuare il primo pianeta extrasolare attorno a una stella simile al sole – rilevando le lievissime oscillazioni della nana bruna provocate dalla forza di gravità dell’oggetto in orbita.

Determinante è stata l’estrema precisione dello spettrografo in dotazione. E il futuro promette ancora di più: le prossime osservazioni con il futuro Extremely Large Telescope dell’Eso, grazie al suo gigantesco specchio da 39 metri, consentiranno di scovare esolune ancora più piccole, aprendo una nuova era per la comprensione dell’universo. Una rivoluzione che porta, con orgoglio, la firma di Cittadella.

 

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