La diagnosi di sclerosi multipla e il riscatto con scrittura e musica: la storia di Andrea

Andrea Manganaro, ingegnere del Gruppo Save, ha trasformato la malattia in energia creativa. Nel 2008 la scoperta della malattia, da pochi mesi è uscito il suo secondo libro intitolato “Life Shooting – Attraverso un obiettivo”: «Ho scelto di investire su quello che potevo ancora fare, e forse anche meglio di prima»

Silvia Bergamin
L’ingegnere e artista Andrea Manganaro
L’ingegnere e artista Andrea Manganaro

«La disabilità è piombata nella mia vita, con la sclerosi multipla, e pur tra le fatiche ha fatto emergere dimensioni di me che non avrei mai trovato». Ingegnere, dottore di ricerca, padre, e da qualche anno anche autore, fotografo e compositore. Andrea Manganaro, 47 anni, è responsabile Inclusività e progetti speciali degli aeroporti del Gruppo Save. Da tecnico, abbatte le barriere.

E poi c’è la dimensione umanistica: a settembre è uscito il suo secondo libro, Life Shooting – Attraverso un obiettivo, che arriva dopo Obiettivo: vita e porta a maturazione la riflessione sullo sguardo: che cosa scegliamo di mettere a fuoco e che cosa, invece, entra inevitabilmente nell’inquadratura della vita.

Alla base c’è la sclerosi multipla, diagnosticata nel 2008 e poi appesantita dalla chiusura imposta dal Covid: «Si è trattato di una spada di Damocle abbattutasi su una condizione già fragile. Da quel momento ho dovuto ricostruirmi e così ho scelto di non guardare più quello che non potevo più fare, ma di investire su quello che potevo ancora fare, e forse anche meglio di prima», racconta.

Poteva esserci una resa e invece è maturato un cambio di prospettiva: «Ho perso fisicamente delle abilità, ma ci ho aggiunto la parte creativa, quella artistica». Lati di sé che senza la malattia forse non avrebbe mai colto. L’esperienza diretta della disabilità entra anche nel lavoro: «La traduco professionalmente in progetti di accessibilità negli aeroporti, artisticamente nella ridefinizione di quello che posso ancora fare».

Poi c’è la fotografia, che gli ha insegnato il valore dell’inquadratura, e la scrittura, che ha trasformato il vissuto in racconto. E la musica, forse la sfida più sorprendente: «La compongo senza poterla suonare e poi l’affido a mani terze», dice.

Quelle di amici musicisti e degli studenti del liceo musicale Marchesi, che la fanno propria portandola a un livello quasi orchestrale. Dentro ci finiscono gli stati d’animo, la crescita della figlia, le montagne russe di un’esistenza sul bordo vertiginoso delle cose. Il modo in cui lavora è già un messaggio: «Viviamo in una società che procede prevalentemente per individualità, e pensare che il valore si crea insieme è un altro messaggio che mi piace ispirare».

Per lui inclusione significa questo: cooperare, produrre insieme, creare condizioni in cui competenze e possibilità diverse generino valore. Il senso che applica alla vita è che le ombre rimandano a una luce da attraversare. Per Manganaro non sono identità separate, ma punti di osservazione della stessa realtà, che si contaminano a vicenda.

Lo si era visto con la mostra Caleidoscopio all’aeroporto Allegri di Padova, dove le sue composizioni incontravano la pittura. Adesso c’è Life shooting: «Un diario, che coglie come piccole e grandi difficoltà si trasformino in possibilità».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto