Quando i social aiutano e non distruggono: la storia dei tre ragazzini della limonata è diventata virale

Chiamate in redazione, clic sui nostri social, l'intervento di politici e influencer per regalare il Ciao ai giovani di Pradamano, denunciati perché vendevano la bevanda nella speranza di comprarsi il motorino. La replica delle famiglie che spiazza i social: «Vogliono farcela con le proprie forze»

Daniela Larocca

«Pronto Messaggero Veneto, mi dica». «Caspita, ci chiama da Milano. Grazie mille ma no, no, i tre ragazzi vogliono farcela da soli». In redazione oggi il telefono ha squillato più del previsto. Non con i soliti prefissi di zona, ma con numeri arrivati da centinaia di chilometri di distanza: Lombardia, la Valle d'Aosta, il Veneto. Persone che chiamavano per sapere di tre ragazzini, di un banchetto di limonata e di un motorino che ancora non c'è. Di solito le storie locali restano locali. Questa no. Questa ha superato ogni confine regionale e ha raggiunto milioni di account social.

Vendono limonata in strada per comprarsi il Ciao: passante denuncia tre ragazzini
I tre amici dietro al loro banchetto con limonata, caffè e dolcetti

La storia

Vale la pena riavvolgere per un secondo il nastro. La storia che ha praticamente attraversato tutta Italia parla di tre amici tra i 13 e i 14 anni, della sveglia puntata alle cinque del mattino in piena estate, di un ombrellone piantato vicino a piazza Zardini, a Pradamano, e un obiettivo semplice: vendere limonata, caffè e pasticcini per mettere via, offerta libera dopo offerta libera, i soldi di un Ciao, quel motorino che per generazioni di italiani non è mai stato solo un mezzo di trasporto, ma un rito di passaggio.

Un gesto semplice, quasi di un’altra epoca. Peccato che non si possa fare. Infatti un passante, dopo aver visto il banchetto, ha pensato bene di fare denuncia distruggendo un sogno durato meno di un sorso di limonata. Ed ecco, fin qui, sarebbe potuta restare una vicenda di cronaca minuta, se non fosse arrivato prima su un post Facebook e poi sul giornale.

I numeri raccontano da soli la portata del fenomeno: solo sul nostro profilo Instagram oltre due milioni di visualizzazioni, più di 35mila like, quasi 6mila commenti. Su Facebook altre 203mila visualizzazioni, 40mila click e oltre 1.500 commenti. Cifre che, in genere, accompagnano ben altro tipo di notizie.

Cosa si è mosso online

Questi numeri ci fanno un po’ strabuzzare gli occhi. E anche il tenore delle conversazioni. Perché si sa i social hanno la reputazione, spesso meritata, di essere il luogo dove l'umanità mostra il suo lato peggiore. Ora, non possiamo dire che in questo caso non siano mancati insulti e sarcasmo pesante, il solito rumore di fondo di una gara a chi urla più forte. Ma sotto quella superficie si è attivato qualcosa di diverso: una solidarietà concreta, spontanea, e in buona parte disinteressata.

Ci sono i messaggi di incoraggiamento puro, come quello di “Simonebarcarolo”: «Ragazzi siete un ESEMPIO, lo avrete il ciao non preoccupatevi! Passioni sane e che uniscono». C'è chi si è indignato per la denuncia, come “Effemotoritelefriuli”: «Quella persona deve avere un'esistenza triste... che pena... che vita...». E c'è chi ha trasformato l'indignazione in azione, come “Henry_favre”, che scrive: «Sono in contatto con la mamma di uno che ha subito il blitz anti limonate: tutto ok e grazie di cuore a chi ha contribuito alla ricerca. Non voglio soldi, collette ecc.. lo faccio con piacere». Un messaggio che da solo ha raccolto oltre 400 like, a conferma che dietro molti di questi account ci sono persone reali, pronte a muoversi per tre ragazzini che non conoscono.

Alla mobilitazione si è unita anche la politica. Tra i commenti compare quello dell'onorevole Walter Rizzetto, di Fratelli d'Italia: «Mi chiedo che problemi abbia certa gente. Bravi a questi ragazzi! E se serve qualcosa per il 'Ciao' mi offro volontario subito».

Il dettaglio più interessante

Di fronte alla valanga di offerte, qualcuno ha davvero provato a intervenire concretamente. Su Instagram racconta Vania Gentilini: «Io ho già offerto alla mamma dei due ragazzini un contributo per il 'CIAO'. Mi ha risposto che i ragazzi vogliono farcela da soli... Complimenti ai genitori e ai ragazzini di Pradamano». I ragazzi, cioè, hanno rifiutato le scorciatoie che il loro stesso gesto aveva generato. Non hanno accettato la solidarietà collettiva come sostituto del proprio obiettivo, hanno preferito continuare a guadagnarselo, quel motorino, un bicchiere alla volta.

Che anche questo è un elemento da considerare. In un dibattito pubblico che accusa spesso gli adolescenti di passività e mancanza di iniziativa, tre tredicenni hanno risposto no a un crowdfunding spontaneo perché volevano arrivarci con le proprie forze. Raccontata così, sembra quasi troppo perfetta per essere vera. E invece è documentata, nero su bianco, nei commenti di chi ha provato ad aiutare e si è sentito rispondere di no.

Non un caso isolato

A dare la misura di quanto la vicenda abbia toccato un punto sensibile ci pensa un altro commento, quello di una signora “Missclaire2012”, che racconta un episodio quasi identico: «Successo pure a mio figlio di 10 anni, fuori casa ad Opicina a Trieste! Mi è tornato a casa con la Polizia Municipale perché qualche simpatico cittadino ha segnalato che faceva 'loschi introiti' con la limonata a 0,50 euro a bicchiere». Stessa dinamica, stesso esito, stessa distanza tra il buon senso e l'applicazione rigida del regolamento. 

Quello che resta

Oltre ai numeri social, alla denuncia, al regolamento comunale invocato per fermare un ombrellone e una brocca di limonata, cosa resta?  Resta l'immagine di tre ragazzini svegli all'alba in piena estate, non per uno schermo, ma per un obiettivo concreto, guadagnato con le proprie mani. E resta la prova che i social, spesso descritti come il lato peggiore del dibattito pubblico, possono ancora funzionare diversamente: per qualche giorno sono stati il canale di una solidarietà genuina, capace di mettere d'accordo un ex vicesindaco, un parlamentare, migliaia di utenti e persino chi ha chiamato in redazione da fuori regione solo per sapere come sarebbe andata a finire. Tutti, per una volta, dalla stessa parte. Quella di tre ragazzini che il motorino, alla fine, se lo compreranno comunque. Da soli, come volevano loro.

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