Omofobia e remigrazione, Fedriga demolisce Vannacci: «Prende in giro i cittadini, provocazioni insopportabili»

Il governatore del Fvg, a margine della conferenza stampa alla Corte dei Conti, sferra un doppio attacco al generale: «Niente sconti a chi calpesta la dignità di un quattordicenne per raccogliere voti»

Valeria Pace
Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga
Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga

Che il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, non fosse un fan del generale Vannacci era già chiaro. Giovedì tuttavia, parlando con i giornalisti a margine del giudizio di parificazione della Corte dei conti Fvg, l’ha detto con toni che sembrano ormai quelli di una campagna elettorale. A riprova di questo anche il fatto che non ha risparmiato una stoccata neppure agli alleati di FdI.

Su Vannacci l’attacco è senza quartiere, a incominciare dalla remigrazione, tema su cui il generale «prende in giro i cittadini» per passare poi alle «continue provocazioni» con richiami a X Mas, razzismo e omofobia che sono «sbagliate e ingiustificabili».

E suggerisce che Vannacci in una coalizione di centrodestra non ci dovrebbe stare: in un patto elettorale «si condivide un programma ma anche un’idea di civiltà che dobbiamo consegnare ai cittadini». Tagliare fuori il generale dal centrodestra lo suggerisce anche il segretario leghista Matteo Salvini da Bari nelle stesse ore. Da quel che filtra, neppure nel partito di Giorgia Meloni - che pure ha votato con Futuro nazionale sulle preferenze - ci sarebbe entusiasmo nel correre assieme al generale.

Fedriga a FdI rinfaccia invece per la seconda volta in due giorni di voler tutelare la scelta dei cittadini solo «quando fa comodo» con la battaglia sulle preferenze nella legge elettorale, togliendogliela poi nel bocciare il terzo mandato. Su che cosa aspetti Fedriga nel futuro non c’è nulla di scritto. Ma l’aver alzato l’asticella della dialettica politica fa pensare a una corsa più imminente dell’orizzonte di legislatura in Regione, il 2028.

Futuro nazionale con Vannacci (Fnv) non la prende benissimo. Maddalena Spagnolo, sua unica esponente in Consiglio regionale ed ex compagna di partito del governatore, è presa di sorpresa dagli attacchi «a freddo» di Fedriga al generale, e gli rinfaccia i toni del Carroccio in passato: «Non proprio i più edulcorati». Il Pd intanto, con Debora Serracchiani, sogghigna: «Benvenuto a Fedriga se vuole stare dalla parte di diritti civili, dignità della persona, antifascismo, tolleranza e valori europei: con questa destra al governo» che «sta andando dritta nelle braccia di Vannacci», attacca, «il lavoro non manca».

Remigrazione

«Quando sento dire che qualcuno, in un giorno, fa la remigrazione di tutti e risolve tutti i problemi della sicurezza, penso che si stia per l’ennesima volta prendendo in giro i cittadini, è una roba che ormai reputo insopportabile», ha detto nello specifico Fedriga sul grande tema vannacciano. «Arriva sempre qualcuno di nuovo», ha proseguito il governatore, «che casualmente non ha mai governato e non ha mai dovuto dimostrare niente, che dice “Se arrivo io, risolverò tutti i problemi legati alla sicurezza”. Ci siamo cascati tante volte come Paese».

Un fattore che porta ogni volta, per il governatore, alla delusione dei cittadini e a risposte insufficienti per il paese. Il governatore conclude con un appello accorato: «Ciascuno voti chi vuole ma non caschiamoci di nuovo». Certo sulla remigrazione forse non la pensa in maniera identica ad altri suoi compagni di partito, lo punzecchia Serracchiani, puntando il dito contro la leghista Annamaria Cisint che «ripete il verbo del “generale”».

Spagnolo dal canto suo si batte per il caposaldo del suo leader, snocciolando, da avvocata, precisi riferimenti legislativi. Per lei definire la remigrazione «illusoria» è «una distorsione del dibattito pubblico, che trasforma una doverosa prassi di sovranità in un tabù». L’unica esponente vannacciana in Consiglio regionale intende la remigrazione solo come «il rafforzamento delle politiche di rimpatrio». E se Fedriga invita al considerare «la complessità», Spagnolo ribatte: «La complessità non può diventare una resa».

Diritti civili

Fedriga inoltre interviene a difesa dei diritti della comunità Lgbtq+ come mai ha fatto prima. Ricorda quanto detto da Vannacci («gli omosessuali non sono normali»), e riflette: «Io ho sempre difeso la famiglia tradizionale», premette, ma «se un ragazzino o una ragazzina che ha 14 anni e sente dire in televisione da un uomo pubblico, importante, “tu non sei normale”» questo tipo di affermazione «mette in discussione la sua dignità», e tutto questo solamente «per quadagnare qualche voto».

Fedriga ricorda anche un episodio autobiografico di cui il generale ha parlato: «Da ragazzino perdeva l’equilibrio per toccare la pelle di una persona di colore». E aggiunge: «Ma si può pensare una roba del genere?». Spagnolo, la cui dipartita dalla Lega Fedriga all’epoca aveva pianto, ribatte: «Nessuno ha titolo per dire cosa gli altri possano o non possano dire» purché si esprimano «nella legalità».

Terzo mandato e province

Fedriga torna ancora una volta sul terzo mandato. Se ci sono spiragli «lo deciderà il Parlamento». E bacchetta ancora - il pensiero va ai meloniani - chi promuove il diritto di scelta dei cittadini «solo quando fa comodo». Inoltre sottolinea che è proprio il suo essere «innamorato» della democrazia che l’ha portato a volere Province elettive. «Capisco che forse una politica dove si decide tutto all’interno è più comoda», aggiunge, assestando un colpo all’opposizione che ne critica la reintroduzione.

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