L’ultima marcia di Alex Schwazer: il ritiro dopo una gara a Trento

L’annuncio dell’atleta: «Otto anni di sofferenza, ma ai miei figli dico: credete nella giustizia»

Alex Schwazer dilaniato dal dolore si ritira
Alex Schwazer dilaniato dal dolore si ritira

Marcia per mezz’ora con una eleganza e una forza meravigliosa Alex Schwazer. Per 10 km vola. Prova a resistere ai crampi e al mal di schiena che l’hanno dilaniato da metà della 20 km, del resto non gareggiava da 8 anni. A quasi 39 anni se non fosse finito nel baratro, risalito e ce lo avessero ricacciato, tra due settimane allo Stade de France a Parigi, il rischio di vederlo entrare tra i primi nella marcia sarebbe stato altissimo.

Invece, ad Arco di Trento, mentre il vento dal Garda trascina un minaccioso temporale, davanti a un migliaio di persone sugli spalti in maglietta bianca solo per lui, in primis la moglie Kathrin e i due bimbi, da venerdì, 19 luglio, la carriera di Schwazer è finita. Poco dopo i due terzi di gara.

La carriera, che poi in realtà sono tre, quattro, cinque concentrate in vent’anni. Primo passo, da Racines sopra Vipiteno all’oro nella 50 km di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008. È il più forte, ha numeri da paura, ha 23 anni.

L'amaro addio di Alex Schwazer

Mario de Benedictis, fratello di Giovanni, coach della marcia, uno dei pochi del mondo dell’atletica a metterci la faccia (con orgoglio «il progetto di rinascita è uno sport, nella vita faccio il maestro elementare, ci siamo capiti») spiega: «84 massimo consumo di ossigeno, roba da atleta keniano, 4% di massa grassa, il giorno prima del matrimonio l’ho visto correre con le scarpe da marcia 10 km in 31 minuti per schivare un temporale...». Per chiudere la carriera serviva una gara. Damiano Barbieri, 42 enne marciatore si è prestato. Ne serviva un terzo per omologare eventuali record, ecco il mezzofondista trevigiano 33enne della San Biagio, Mirko Demontis, raccattato come si fa all’ultimo per una partita di calcetto. Lui non sta nella pelle a imparare il tacco e punta e resisterà... 20 metri. L’altro, Barbieri, 42 anni, fa invece la sua figura.

Alex Schwazer dopo la gara di fine carriera: "Alti e bassi, l'importante è rialzarsi"

Alex, che era stato accolto allo stadio da una ovazione, s’è allenato ogni giorno sperando in uno sconto di pena anche al Grande Fratello. Scontata l’ultima la squalifica di 8 anni, punta a marciare i 20 km in 1’22’, minimo per qualificarsi alle Olimpiadi, per Word Athletic è 1’20”, ma nn sta bene. L’oro di Tokyo ha un personale di 1’17”.

Era il più porte 15 anni fa, ma temeva i russi che andavano a “benzina super”, chiamiamola così. Fece il patto col diavolo col professor Michele Ferrari, un brigante che se non ci fosse stato un pm sveglio, il dottor Roberti alla Procura di Padova, avrebbe fatto chiudere il ciclismo e mezzo sport mondiale con i suoi Epo e derivati. La squalifica prima di Londra 2012, la redenzione col prof. Sandro Donati, l’acqua santa contro il diavolo.

Coppa del mondo al rientro dalla squalifica a Roma: stravittoria. Prima di Rio 2016, il completamento della favola scritto, la tegola: ancora doping. “Complotto” gridano lui e Donati. Gli ridono dietro, a avevano ragione, lo ha detto il Tribunale di Bolzano. Eppure la Wada, l’antidoping mondiale, lo squalifica per 8 anni. Nessuna clemenza prima di Parigi. Lui, nel frattempo, aveva lasciato la fidanzata pattinatrice Karolina Kostner, incontra Kathrin, ha due figli, crede nella rinascita.

Marcia, marcia. Come ieri. Meravigliosamente, da far quasi rabbia, con ritmo folle dopo adeguato riscaldamento sulla ciclabile che costeggia il Sarca e sempre guidato a bordo pista da coach Donati. «Marcia a ritmi incredibili per la sua età», racconta il coach all’altoparlante. Applauso. Pioviggina. Alex va. Come un metronomo. Determinato, non rabbioso. Tremila metri: 12’19”, 4’06” al km. Ma prima di metà della QAlex20k, il nome della competizione organizzata da Queen atletica, e dall’Atletica Alto Garda in collaborazione con Mancini Group, Alex ha i crampi. È in difficoltà, non gareggia da 8 anni: 42’14” a metà gara. Cala, soffre. Lo speaker gli dice di ritirarsi. Lui non molla.

Donati si commuove. La folla lo acclama. Ha mal di schiena. Rallenta ancora, si ferma più volte, riparte. Soffre come un cane, del resto ci è abituato.Si ferma a due terzi di gara, dilaniato dal dolore. Dilaniato, la sua gara era divenatta un Calvario. La chiude poco dopo i due terzi in un’ora e 1’, non con quell’ora e 22’, minimo olimpico, per dare uno schiaffo a Coni e Wada come forse avrebbe voluto, avrebbe sognato, ma va bene così.

«Volevo essere qui a tutti i costi, ho una forte sciatalgia da tre settimane, ma non volevo dirlo perchè avevo paura che mi bloccassero. Non riuscivo ad appoggiare con la gamba tesa come da regolamento. E ho dovuto ritirarmi. Ma sono contento di aver fatto questa gara davanti a tutta questa gente, alla mia famigia a mia moglie ai miei figli».

Che piangono. «Mi spiace - continua l’oro di Pechino 2008 prima di prendersi l’abbraccio della folla, e mentre l’unico marciatore in gara continua per andare a vincere - non aver finito la gara, per correre sarei riuscito, ma se non riesco a seguire le regole non è più marcia. Grazie a tutti per il sostegno in questi anni. Sono stati 8 anni allucinanti, avevo i brividi a tornare».«Non sono partito forte, non marciavo da tre settimane...», si rammarica mentre imperversa un fortunale.

«Grazie per aver organizzato la mia ultima gara qui», dice. E la folla urla un “noooo” clamoroso. Lui si commuove, sorride, posa con tutti per foto. Poco dopo su una panchina del tennis club al riparo dal fortunale risponde anche in tedesco. Con grande cortesia e un ritrovato sorriso che sa di uomo sereno. «Per 8 anni ho lottato – spiega – certo che insegnerò ai miei figli di credere nella giustizia. Marciare ancora? No, magari però, visto che sono un atleta innamorato dello sport, fra 10 anni correrò la gara del paese per vincere. E grazie alla San Biagio che mi ha tesserato, ne sono orgoglioso». No, non è stata una festa ieri ad Arco. Perché se vi dicono che se cadi ti puoi rialzare sappiate che a volte trovi qualcuno che ti ricaccia giù. Anche nello sport.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto