I nuovi spazi della lotta politica
Le piazze costituiscono l’apparente contraltare alla personalizzazione della politica. E vanno valutate positivamente soprattutto quando difendono i principi della Costituzione

Il ritorno della piazza. A partire dalla decisione del Pd di indire per martedì prossimo una manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma, dove il popolo della sinistra protesterà contro una destra che procede “come un panzer”, e ha oggettivamente surriscaldato l’atmosfera in Parlamento fornendo alle opposizioni fondati motivi per stigmatizzare gli atteggiamenti squadristici di alcuni settori della maggioranza.
La “sinistra di piazza” (sebbene il M5S sia soprattutto una formazione populista, che ha dato ampia prova di trasversalità e “oltrismo” ideologico) si ritroverà anche, con tutte le opposizioni unite, il 24 giugno per il corteo contro l’autonomia differenziata. Un movimentismo che serve alla segreteria Schlein per rigettare ai mittenti l’accusa di rappresentare il “partito della ztl”, e che, sotto il profilo culturale, risulta assai in sintonia con le inclinazioni di questo gruppo dirigente dei dem.
Ecco, allora, che la manifestazione, annunciata ieri dal segretario salviniano della Liga Veneta Alberto Stefani, e che si svolgerà venerdì prossimo a Montecchio Maggiore a sostegno del progetto autonomista, costituisce l’esito di una molteplicità di piani politici. Sicuramente si tratta di una risposta all’attivismo di piazza del sinistracentro, e verosimilmente anche un modo per compattare le file della Lega salviniana, scossa dallo choc dell’ennesima batosta, con il sorpasso da parte di Forza Italia e l’unico segnale in controtendenza rappresentato dal mezzo milione di preferenze catalizzate da Roberto Vannacci.
Fortissimamente voluto – altro elemento di discordia con il gruppo dirigente di lungo corso – dallo stesso Salvini, al prezzo di imprimere un’ulteriore sterzata verso l’estrema destra del partito che è stato di Umberto Bossi (intervenuto pubblicamente di nuovo in senso contrario) e di Roberto Maroni. Ma al cui riguardo si diffonde qualche rumor sugli eccessi di autonomia anche nei confronti del vicepremier che lo ha sponsorizzato, tra la fondazione del suo comitato “Il mondo al contrario”, le reiterate dichiarazioni pubbliche relative alla sua candidatura da “indipendente” e al fatto che quello conseguito rappresenta un consenso eminentemente personale e l’adorazione nei suoi confronti da parte di numerosi militanti. E, addirittura, sulla possibilità che l’ex generale dei parà crei un proprio movimento oppure lanci tra non molto un’opa sulla Lega.
Di certo, il ripresentarsi della piazza quale spazio di lotta politica si inserisce nella dinamica di polarizzazione a cui assistiamo da tempo, e su cui i leader hanno scelto di pigiare a tavoletta l’acceleratore in questa fase di rinnovato bipolarismo (o bipartitismo imperfetto). D’altronde, le piazze costituiscono l’apparente contraltare alla personalizzazione ma, in verità, il suo corollario perché in questa stagione politica vengono convocate (o evocate) innanzitutto da queste leadership così pronunciate.
Vanno salutate con favore, specialmente quando si propongono di difendere i principi della Costituzione dai rischi di qualche colpo di mano, meno quando appaiono troppo conformi al potere di turno. E, soprattutto, andrebbe scongiurato il pericolo che diventino troppo muscolari e si trasformino in luoghi del dilagare dell’incivility, come – tradendo la propria funzione e missione – hanno messo in mostra nei giorni scorsi alcuni parlamentari responsabili di aggressioni e disordini persino all’interno delle istituzioni. Una vergogna andata in onda in mondovisione proprio mentre si svolgeva il G7.
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