Trova la tomba del nonno caduto nella Grande Guerra dopo 107 anni: l'emozionante abbraccio a Oslavia

La storia di Tina Lorenzi, giunta ad Asiago per rendere omaggio al tenente Caretti: decisivo l'aiuto del colonnello Fioretti e del Ministero della Difesa

Marco Bisiach

Per tutta una vita, lungo la strada che da una bambina l’ha portata ad essere una nonna, non ha mai smesso di amare quel parente che non aveva mai conosciuto, ma del quale aveva sentito la dolcezza e il ricordo nel dolore della madre. Finché il destino, qualche giorno fa, l’ha portata finalmente di fronte al luogo dove nonno Ciro riposa per sempre, assieme ad altri 57.739 soldati caduti come lui nella Grande guerra. Nell’imponente Sacrario di Oslavia.

È una storia speciale, struggente, magari non così dissimile da tante altre in questa terra, ma certamente emozionante da scoprire, custodire, raccontare, come ha fatto parlando con Il Piccolo il colonnello Massimiliano Fioretti, direttore dei Sacrari di Redipuglia e Oslavia per il Ministero della Difesa.

La ricerca

È la storia dell’asiaghese Tina Lorenzi e di suo nonno Ciro Caretti, tenente del 270° Reggimento di fanteria dell’esercito italiano che dopo essere partito volontario per il fronte, cadde il 1° settembre 1917 sull’altopiano della Bainsizza, oggi in Slovenia. Aveva solo 24 anni, e i suoi cari non solo non lo videro mai più tornare, ma non ebbero nemmeno un luogo dove piangerlo. Caretti lasciò una moglie e due figli, William e Silvana, e la vedova continuò per decenni a cercare il luogo della sua sepoltura. Invano.

Anzi, nel 1954, rivolgendosi al cappellano militare di Redipuglia, ricevette la risposta tanto attesa, seppur amara: il marito sarebbe stato sepolto in uno dei cimiteri dell’allora Jugoslavia, ma non c’erano ulteriori precisazioni in merito. La notizia non era però fondata, o meglio non del tutto corretta, perché se è vero che dopo la sua morte fu sepolto temporaneamente nel cimitero di guerra “Prelli” di Plava (in sloveno Plave), paesino che si trova lungo l’Isonzo a pochi chilometri da Gorizia ma oggi oltreconfine, non era più quella la sua ultima dimora. Così la famiglia visse per una vita intera senza sapere.

Fondamentale il supporto del colonnello Fioretti
Fondamentale il supporto del colonnello Fioretti

La svolta

Almeno fino a qualche giorno fa. Tina, la figlia di Silvana e nipote di Ciro Caretti, si è sentita quasi nel dovere di non interrompere quella ricerca che la nonna e la madre avevano iniziato. E quando venne a sapere che la nuora Francesca, insegnante, sarebbe andata in gita con i suoi alunni al Sacrario di Redipuglia, le affidò un ultimo tentativo, un’ulteriore richiesta di informazioni sul tenente Caretti. E Francesca ha avuto la buona sorte di imbattersi nel colonnello Fioretti. «Quando posso, per me è sempre importante poter dare un contributo alle famiglie alla ricerca di informazioni sui loro cari, e così ho fatto, ritrovando il suo nome negli elenchi ed indicando alla donna il luogo di sepoltura», dice Fioretti. Quel luogo è il Torrione Prelli di Oslavia, dove riposano proprio i caduti esumati a Plava.

La visita

Ricevuta la notizia, a Gorizia è arrivata allora la nipote Tina, accolta dal graduato aiutante Giuseppe Cassini e dal primo luogotenente Bartolomeo Rispoli. E ha chiuso il cerchio di una vita incontrando idealmente il nonno davanti alla pietra sulla quale il suo nome è inciso. Non solo.

La lettera

Al Sacrario di Oslavia ha affidato una commovente lettera per il nonno Ciro. «Sono qui con la mia famiglia a renderti finalmente omaggio, a dirti che sei sempre stato nel mio cuore. Sono qui a portarti il fiore che avrebbe voluto portarti tua figlia più di cento anni fa. Abito ad Asiago, e la mia casa è praticamente ai piedi del luogo dove sorge un grandissimo sacrario, presso il quale mi sono recata molto spesso a dire una preghiera per le decine di migliaia di soldati che qui hanno trovato l’ultimo riposo. Probabilmente anche per questo il pensiero di te è rimasto così a lungo vivo nel mio cuore. Ciao nonno Ciro, addio valoroso soldato!».

Parole, queste, che non possono non commuovere anche chi, come il colonnello Massimiliano Fioretti, nella sua lunga carriera ha vissuto più volte momenti simili. «Raccontare questa storia fa venire i brividi», dice, descrivendo poi l’immagine della nipote davanti al muro gelido del Sacrario di Oslavia: «In quel momento, idealmente, si sono incontrate due vite separate da più di un secolo. Ed è proprio questo il senso della memoria: è rimasta sotto le macerie del tempo, silenziosa e discreta, fino a quando qualcuno ha avuto la forza e la caparbietà di cercarla. E, per un istante, quel passato è tornato a respirare»

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