Maxi yacht importato dall'Australia senza pagare l’Iva, la Gdf: «Chiesto il rinvio a giudizio per Furio Benussi». L’avvocato dello skipper smentisce tutto

L'inchiesta sulla presunta importazione fraudolenta di Wild Thing, plurivincitore della Barcolana: secondo le fiamme gialle, la Procura europea ha formulato l’incriminazione. La difesa: «Al momento nessuna notifica»

La Procura europea (Eppo), in un comunicato disponibile anche sul sito della Guardia di Finanza, afferma di aver formalizzato l'accusa nei confronti dello skipper triestino Furio Benussi, nell'ambito dell'inchiesta sull'importazione fraudolenta dall'Australia di un maxi yacht a vela plurivincitore di regate internazionali, tra cui la Barcolana.

Secondo le fiamme gialle per Benussi è stato chiesto il rinvio a giudizio e, in caso di condanna, rischierebbe fino a tre anni di reclusione e una multa fino al 200% dell'imposta evasa.

L’avvocato di Benussi, Piero Fornasaro, raggiunto telefonicamente dal Piccolo, ha però precisato di non aver ricevuto alcuna richiesta di rinvio a giudizio per il proprio assistito: «Smentisco inoltre, a maggior ragione, che Benussi sia già stato rinviato a giudizio».

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La barca sequestrata

Secondo l'accusa, l'imbarcazione sarebbe stata introdotta in Italia nel 2019 senza essere dichiarata in dogana, eludendo il pagamento dell'Iva. Coinvolto anche l'amministratore della società australiana proprietaria dello yacht, che, sempre secondo quanto affermato nel comunicato, ha ammesso la propria responsabilità e ha raggiunto un accordo di patteggiamento, ora al vaglio del tribunale.

L'imbarcazione era stata sequestrata nel febbraio 2025 e dissequestrata nel dicembre dello stesso anno dopo il versamento dell'Iva dovuta, pari a circa 433mila euro.

L'indagine è stata condotta dall'Eppo con il supporto della Guardia di finanza di Trieste.

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