Si fingono diacono di Assisi e suora per raggirare l’ereditiera milionaria
Coppia accusata di sostituzione di persona e circonvenzione di incapace ai danni di una bellunese

Lui si spacciava per un diacono di Assisi, lei per una suora di un non meglio precisato ordine: nel loro mirino avevano inquadrato il patrimonio ereditato da una 50enne in difficili condizioni di salute, soldi che la bellunese aveva nella disponibilità dopo la morte del marito. Sul piatto circa 280 mila euro di una polizza assicurativa e due milioni di euro di valori immobiliari.
I carabinieri hanno però scoperto tutto e hanno smascherato lo pseudo sacerdote e la sospetta suora, che sono finiti davanti a un giudice. Giorgio Cadamuro, trevigiano 70enne e Cristina Maria Preda, rumena di 46 anni, devono rispondere dei reati di sostituzione di persona e circonvenzione di incapace, questa ultima nell’ipotesi continuata e anche tentata (sono difesi dagli avvocati Giorgio Gasperin e Valentina Stefani).
I carabinieri, durante le indagini, andarono fino ad Assisi per verificare l’effettiva esistenza dei due, ma nessuno conosceva quei due religiosi. Lunedì mattina il dibattimento è iniziato davanti al giudice Federico Montalto, ma è stato anche subito rinviato dopo aver sentito la ricostruzione dell’ufficiale di polizia giudiziaria.
La parte offesa, una 46enne bellunese (assistita dall’avvocato Alessia Beghetto), era stata avvicinata dalla coppia che, stando alle ricostruzioni della procura, aveva messo in atto comportamenti tali da drenarne piano piano il patrimonio: una situazione che sarebbe andata avanti dal dicembre 2023 all’aprile del 2024.
Mesi nei quali i due si sarebbero fatti consegnare svariate somme di denaro in contanti: dai 3 mila ai 4 mila euro alla volta. Poi si erano fatti consegnare anche il bancomat del conto corrente del marito deceduto, con il quale avevano effettuato prelievi in denaro da una moltitudine di sportelli bancari della provincia per oltre mille euro.
La procura contesta a Cadamuro anche di essersi fatto intestare una procura notarile con la quale operare in nome e per conto della parte offesa, sì da gestirne il patrimonio ereditato dal marito defunto (molti i lasciti).
Contestato anche un bonifico (non andato in porto) per alcune migliaia di euro a favore di un certo “don Bruno della diocesi di Conegliano”. Tanto è bastato agli inquirenti per dimostrare il tentativo di far compiere alla donna atti potenzialmente minanti la conservazione del patrimonio.
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