Euro 2024, speriamo sia un cammino in crescendo
L’Italia esordirà sabato 15 giugno contro l’Albania. Poi le sfide con Spagna e Croazia

Vero, le amichevoli, soprattutto quelle delle Nazionali prima delle grandi competizioni non contano quasi niente. Anzi, valgono spesso per il loro contrario. Chi è già pronto alla prima partita spesso non resiste fino all’ultima. Chi vince le prime tre esce all’ottavo di finale. Al contrario, una squadra può perdere all’esordio - successe alla Spagna in Sudafrica - e alzare la Coppa.
Naturalmente per ogni risultato c’è una spiegazione, ogni percorso ha un particolare che va interpretato. Al Mondiale di Usa ’94 l’Italia cominciò con una sconfitta (1-0 dalla Repubblica d’Irlanda) e parve spenta, poco reattiva, addirittura legnosa.
Sia il c.t. Arrigo Sacchi che Gigi Riva, qualcosa di più e di meglio di un capo delegazione, diedero una motivazione che non si dimostrò peregrina: «La nostra preparazione è stata pesante perché non pensiamo di fare tre partite, ma sette, finale compresa».
A Pasadena finì oltre i supplementari
Perciò vedendo le due amichevoli dell’Italia di Luciano Spalletti, il pensiero non può non essere andato alla preparazione atletica. Gli azzurri non sono propriamente imballati, ma essendosi allenati tutti i giorni, e anche con doppie sedute, non potevano essere brillanti.
Forse - ed è un auspicio più che un’ipotesi - l’Italia non deve essere già in palla naneche dopodomani quando esordirà con l’Albania.
Deve fare risultato, questo sì, e darsi quotodiani margini di crescita. Ma la forma vera bisogna averla dagli ottavi in avanti quando le partite potranno andare ai supplementari e anche ai rigori.
Tuttavia qualche perplessità questa Nazionale la lascia. La conversione alla difesa a tre non è esattamente spallettiana, a centrocampo la necessità di ricorrere a Fagioli, fermo da quasi un anno per squalifica, non ha introdotto solo una tematica etica (Fagioli ha scontato la punizione e non deve vivere con il cilicio conficcato nel fianco come un penitente eterno), ma casomai tecnica: possibile che non esista un calciatore alternativo o complementare a Jorginho nella nostra serie A?
Purtroppo non è possibile, ma certo. Perché Locatelli, nella Juventus, da centrale, ha fallito.
Perché Bonaventura è una mezz’ala di inserimento. Perché Ricci è troppo acerbo.
Perché Verratti ha deciso di smettere con il calcio vero andando a trotterellare nel Golfo Persico, peraltro facendosi coprire di milioni.
Tra gli esterni Dimarco sembra un po’ sgonfio dal gran correre prodotto nell’Inter (anche se, parere personale, potrebbe rivelarsi come il Grosso del Mondiale 2006).
Pellegrini non si sa bene in quale ruolo valga e renda di più. Chiesa non scatta ma strattona (anche se stesso), ed è troppo discontinuo anche all’interno della partita.
Da Scamacca ci si aspettano gol che arrivano in misura minore rispetto a quel che potrebbe.
Se, insomma, molte delle nostre speranze poggiano su Frattesi, che nell’Inter fa la riserva, è presto spiegato perchè l’ottimismo non abbondi. Il girone, si sa, non è agevole.
Ma, se battessimo l’Albania e perdessimo (com’è probabile) dalla Spagna, avremmo buone chances di giocarci il secondo posto con la Croazia, nell’ultima partita, lunedì 24 giugno. Senza illusioni. Oggi di più non possiamo.
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