Un cane robot contro i lupi per difendere gli allevamenti

Veneto Agricoltura ha allo studio il cane robot. La preoccupazione degli allevatori in Cansiglio per i lupi, ma anche per i cervi che di notte travolgono e distruggono le recinzioni elettrificate. Il direttore Fregolent: «Gli ungulati spinti dalle automobili di notte verso le aziende agricole»

Francesco Dal Mas
Uno dei prototipi di “cane robot” in uso in agricoltura in vari Paesi
Uno dei prototipi di “cane robot” in uso in agricoltura in vari Paesi

La preoccupazione delle aziende zootecniche dell’altopiano del Cansiglio è doppia: riguarda i cervi, ma ovviamente anche i lupi. Se fino ad oggi il carnivoro è stato fermato dai recinti, senza questo limite il lupo può entrarvi comodamente.

Il progetto

Veneto Agricoltura ha allo studio il cane robot, ossia una macchina che potrebbe sostituire il cane da guardia, pronta anzitutto a captare se qualche essere vivente si avvicina al recinto e magari tenta di superarlo.

Gianluca Fregolent, dirigente dell’Agenzia regionale, ne ha parlato anticipatamente in un convegno della Cia a Longarone, svelando tra l’’altro che il costo sarebbe contenuto: 55 mila euro per l’attrezzatura, altrettanto per allestirla dei servizi necessari. Il robot dovrebbe essere in grado non solo di segnalare l’arrivo del lupo piuttosto che del cervo, ma anche respingere in qualche modo gli ‘’assalitori’’. Se ne parlerà, comunque, solo in un prossimo futuro, quindi a partire dal prossimo anno.

Gli allevatori della Piana del Cansiglio sono mezza dozzina, il doppio con i colleghi della pedemontana. Le vacche sono da latte. E questo latte è per lo più biologico, quindi ha un valore supplementare, sia sul piano nutrizionale, ma anche economico.

L’assalto

«Intervengano le forze dell’ordine a disciplinare i curiosi dei bramiti dei cervi in amore, perché terrorizzano gli animali e questi, in fuga, abbattono i recinti delle nostre aziende e in particolare dei pascoli». È l’appello di Mauro Quaia, allevatore e a capo della Cooperativa che, tra l’altro, gestisce il Bar Bianco.

«Non se ne può più – protesta l’allevatore -. Quando questi presunti animalisti intercettano un cervo in strada o poco distante, gli suonano il clacson e gli puntano i fari, perché corra in modo da videarlo. Il povero animale si spaventa e scappa. E finisce magari contro un recinto elettrico, fino ad abbatterlo».

Ma c’è di peggio, secondo Quaia. «Ci sono turisti, presunti animalisti, che col proprio cane più o meno al guinzaglio, entrano in azienda o in pascolo, anche se c è il divieto d’ingresso, per motivi di biosicurezza sanitaria. Se glielo fai rilevare – dice, amareggiato Quaia – ti mandano a quel paese. E se per caso chiudi il cancello, questi signori arrivano a sfondarlo».

 

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