Bufera dem su Sal Da Vinci: «È patriarcato medievale»
Le Democratiche di Padova contro il testo della canzone “Per sempre sì” che ha vinto il Festival Sanremo: «Contribuisce a perpetuare l’idea dell’infelicità della donna come dovere nei confronti dell’uomo»

Dove qualcuno ha sentito una dichiarazione d’amore, altri leggono il segno di una cultura da superare. È la polemica che accompagna la vittoria di Per sempre sì, la canzone con cui Sal Da Vinci ha trionfato al Festival di Sanremo, ora finita nel mirino delle Democratiche di Padova e provincia. In un post pubblicato su Facebook, le esponenti dem si dichiarano «disgustate, inorridite, scandalizzate, offese». Secondo loro, «siamo al paradosso, sublimazione del patriarcato medievale, un festival nazionale e internazionale che non solo lo esalta, ma che perpetua l’infelicità della donna come dovere verso l’uomo».
Al centro della contestazione c’è un passaggio del testo della canzone che celebra il matrimonio come un “sì” pronunciato davanti a Dio e per sempre. Parole che, secondo le attiviste, veicolerebbe un messaggio problematico nel contesto sociale contemporaneo.
Nella loro interpretazione, infatti, quel riferimento al vincolo eterno del matrimonio rappresenterebbe una negazione simbolica del diritto al divorzio e, più in generale, dell’autonomia delle donne all’interno delle relazioni sentimentali.
Nel post pubblicato sui social, le Democratiche collegano la questione culturale sollevata dalla canzone al tema della violenza di genere. «Noi lottiamo quotidianamente contro femminicidi sempre più frequenti derivanti da uomini incapaci di accettare la decisione di chiudere rapporti malati e impossibili», scrivono nel loro intervento. Proprio per questo, sostengono, è inaccettabile che un palco come quello del Festival della canzone italiana dia spazio a un testo che – a loro giudizio – «smentisce il divorzio e afferma che il sì è di fronte a Dio e per sempre». E la stoccata finale: «Da denuncia, altro che vittoria».
A guidare la presa di posizione è la consigliera comunale Caterina Coppo, che rincara la dose: «Si presenta una canzone con testo retrogrado e patriarcale e poi si invita Cecchettin a parlare di Giulia. Ipocriti».
Proprio il padre della studentessa padovana uccisa a 22 anni dall’ex fidanzato, è intervenuto nei giorni scorsi sul tema: «L’attenzione al linguaggio andrebbe fatta sempre e comunque, anche quando si parla d’amore», le sue parole, a margine di un evento a Milano. Senza esprimere giudizi sui brani in gara, Cecchettin ha richiamato «la necessità di una maggiore consapevolezza culturale anche nella musica pop».
«Per parlare di amore, che è la cosa più difficile, bisognerebbe capire cos’è il vero amore, ma la questione diventa soggettiva e spesso molto influenzata dal contesto culturale, dagli stereotipi».
Dunque, saranno anche solo canzonette, come cantava un altro napoletano oltre quarant’anni fa. Ma, ancora una volta, riescono a far discutere. E pure parecchio.
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